2 Giugno 2026 - 80° Anniversario della Repubblica. 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne: il discorso del sindaco di Sarzana Cristina Ponzanelli durante la cerimonia in piazza Matteotti
Il discorso del sindaco di Sarzana Cristina Ponzanelli durante la cerimonia in piazza Matteotti
“ Autorità civili, militari e religiose,
cittadine e cittadini, oggi vorrei chiedervi una cosa. Per qualche istante, dimentichiamo questa piazza. Dimentichiamo le bandiere, le fasce tricolori, la cerimonia. Torniamo indietro di ottant'anni. Immaginiamo una donna. Non sappiamo il suo nome. Non sappiamo dove abitasse. Non sappiamo che lavoro facesse. Sappiamo soltanto che è il 2 giugno 1946 e sta camminando verso un seggio elettorale. Ha attraversato una guerra. Ha conosciuto la paura. Ha visto partire figli, mariti, fratelli. Ha imparato a fare sacrifici senza chiedere nulla in cambio. Eppure quella mattina c'è qualcosa di diverso. Quella mattina nessuno le chiede di aspettare. Nessuno le chiede di stare un passo indietro. Per la prima volta nella storia d'Italia, lo Stato le sta dicendo: anche la tua voce conta. La immagino mentre entra nella cabina elettorale. Stringe tra le dita una piccola matita. Una matita qualunque. Pochi centimetri di legno. Niente di straordinario. Eppure, in quel momento, quella matita pesa più di una montagna. Perché non sta disegnando soltanto una croce. Sta scrivendo una pagina di storia. Forse non lo sa. Forse pensa semplicemente di stare facendo il proprio dovere. Ma mentre esce da quella cabina, qualcosa è cambiato per sempre. Non soltanto per lei. Per tutti noi. Perché da quel giorno l'Italia non appartiene più a pochi. Appartiene a tutti. Anche alle donne. Anche a chi fino ad allora era stato troppo spesso ascoltato poco o per nulla. Ottant'anni dopo, siamo qui grazie a quel gesto semplice.
Una matita. Una scheda. Una scelta. La Repubblica nasce così. Non dal rumore delle armi. Ma dal silenzio di milioni di coscienze. Non dalla forza. Ma dalla partecipazione. Non dalla paura. Ma dalla speranza. E forse è proprio questa la lezione più preziosa che ci arriva dal 1946. Perché oggi siamo portati a pensare che la storia la facciano i grandi leader, i potenti, i governi. Ma la verità è un'altra. La storia cambia quando cambiano le persone. Quando qualcuno decide di partecipare invece di restare a guardare. Quando qualcuno sceglie di costruire invece di distruggere. Quando qualcuno si assume una responsabilità. La Repubblica è nata così. E continua a vivere così. Ogni giorno. Vive quando una persona rispetta una regola anche se potrebbe ignorarla. Vive quando un giovane sceglie l'impegno invece dell'indifferenza. Vive quando una comunità non lascia indietro chi è più fragile. Vive quando una città sa sentirsi famiglia pur nelle sue differenze. E allora oggi, da questa piazza, voglio parlare soprattutto di gratitudine. Gratitudine verso quelle donne. Perché spesso ricordiamo il loro diritto conquistato. Molto meno il loro coraggio. Il coraggio di entrare nella storia senza avere modelli da seguire. Il coraggio di aprire una strada che nessuna aveva percorso prima. Il coraggio di immaginare un Paese più giusto per le figlie e per i figli che sarebbero venuti dopo. Noi siamo il futuro che loro avevano sognato. E questa consapevolezza dovrebbe renderci più umili. Ma anche più responsabili. Perché nessuna conquista è eterna. La libertà va custodita. La democrazia va praticata. La pace va costruita. Ogni generazione è chiamata a fare la propria parte. Anche la nostra. Viviamo tempi in cui il mondo sembra spesso dimenticare il valore della vita umana. Tempi in cui le guerre tornano a occupare le cronache e i pensieri. Tempi in cui il linguaggio dell'odio prova a farsi spazio dove dovrebbe esserci dialogo. Per questo il messaggio del 2 giugno è più attuale che mai. La Repubblica ci ricorda che le differenze non sono una minaccia. Sono una ricchezza. Che la libertà non è il diritto di stare sopra gli altri. Ma la possibilità di camminare insieme. Che la forza di una nazione non si misura da quanto divide. Ma da quanto riesce a unire. E qui, a Sarzana, questo lo sappiamo bene. Perché la nostra città è fatta di storia e di futuro. Di radici profonde e di sguardi aperti. Di persone che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, tengono viva la comunità. Penso ai volontari. Agli insegnanti. Alle forze dell'ordine. Al personale sanitario. A chi lavora nelle associazioni.
A chi si prende cura di un vicino anziano. A chi educa, ascolta, aiuta. Sono loro i custodi silenziosi della Repubblica. Sono loro che ogni giorno trasformano i valori della Costituzione in realtà. E infine voglio rivolgermi ai più giovani. Care ragazze e cari ragazzi, ottant'anni fa qualcuno ha avuto il coraggio di credere nel futuro senza poterlo vedere. Oggi quel futuro siete voi. Non permettete mai a nessuno di convincervi che la partecipazione sia inutile. Che l'impegno non serva. Che la politica, nel senso più alto della parola, non vi riguardi. Perché la Repubblica ha bisogno della vostra intelligenza. Della vostra sensibilità. Della vostra energia. Dei vostri sogni. E allora vorrei chiudere tornando a quella donna senza nome. Forse, ottant'anni fa, uscendo dal seggio, avrà guardato il cielo di giugno e sarà tornata alla sua vita. Non poteva sapere che, decenni dopo, una comunità riunita in una piazza avrebbe ricordato quel momento. Non poteva sapere che il suo gesto avrebbe attraversato il tempo. Ma noi lo sappiamo. E oggi siamo qui per dirle grazie. Grazie a lei. Grazie alle milioni di donne che hanno dato voce alla democrazia italiana. Grazie a tutti coloro che hanno costruito la Repubblica con il coraggio, il lavoro e la speranza. Sta a noi essere degni della loro eredità. Sta a noi consegnarla più forte a chi verrà dopo. Perché la Repubblica non è soltanto ciò che abbiamo ricevuto. È ciò che scegliamo di diventare. E allora oggi, a ottant'anni da quel voto che cambiò la storia, il modo migliore per onorare quelle donne e quegli uomini non è guardare indietro con nostalgia. È guardare avanti con responsabilità. È continuare a credere che la libertà meriti di essere difesa. Che la pace meriti di essere costruita. Che la democrazia meriti di essere vissuta. Che la dignità di ogni persona meriti di essere rispettata. Tra ottant'anni, altri cittadini si ritroveranno in questa piazza. Guarderanno al nostro tempo e si chiederanno che cosa abbiamo fatto dell'eredità ricevuta. Io spero possano dire questo: che nel 2026 c'era una comunità che non si arrese all'indifferenza; che c'era una città che scelse di restare unita; che c'erano donne e uomini capaci di trasformare i valori della Repubblica in fatti concreti. Che c'era Sarzana. Una città orgogliosa delle proprie radici. Fedele alla propria storia. E abbastanza coraggiosa da continuare a immaginare il futuro.
Viva Sarzana.
Viva la Costituzione.
Viva la Repubblica.
Viva l'Italia”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì, 04 Giugno 2026 10:08
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