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Enzo Meneghini (1926 - 1944) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Enzo MeneghiniEnzo Meneghini era nato a Pitelli, paese d’origine della famiglia, il 16 gennaio 1926.
A 10 anni si era trasferito con i quattro fratelli e la mamma a Bengasi (Libia) dove il padre Ferdinando lavorava come cancelliere in quel Tribunale.
Nel 1941 la famiglia era dovuta rimpatnare a causa degli avvenimenti bellici e si era stabilita a Ponte Calano, alla periferia di Sarzana.
Qui Enzo aveva compiuto il ciclo di avviamento professionale che gli aveva pennesso, due anni dopo, di impiegarsi presso l’ufficio annona del Comune.

Nella primavera del 1944 venne chiamata alle armi anche la classe 1926, ed Enzo fu assegnato alla divisione Monterosa di stanza a Chiavari.
Pochi giorni dopo il suo arrivo al campo venne annunciato che l’indomani la sua squadra sarebbe andata nell’entroterra a caccia dei “banditi” partigiani.
Il 18enne decise, di fronte a quella prospettiva, di disertare e fuggì quella notte stessa dal campo insieme a qualche altro compagno.
A piedi, nascondendosi lungo la strada, tornò a casa, dove nel frattempo il padre aveva realizzato un ingegnoso doppio fondo sul soffitto del piccolo gabinetto dell’appartamento.
Il disertore stette per pochi giorni nascosto in quel buco, a non più di dieci metri da un gruppo di soldati tedeschi che alloggiavano in quel gruppo di case sull’Aurelia, e a meno di cento metri dalla villa che ospitava un comando territoriale di presidio.
Poi non resistette oltre e di notte si allontanò per rifugiarsi sopra Camparola nella valle dell’Isolone, insieme all’amico Enrico Bacci, “Caramba”, che già aveva contatti con le bande partigiane.

E fu proprio Caramba che, dopo una serie di missioni di minore importanza, lo condusse a settembre al campo in montagna di Lido Galletto “Orti”, situato nella Selva di Marciaso.
La formazione “Cheirasco” di cui Orti era diventato comandante, si spostò poi a Giucano, dove Enzo si ammalò di febbri tifoidi.
Con il nome di battaglia di “Fanfulla”, Enzo era intanto entrato a far parte della squadra comandata da “Caramba”, combattente coraggioso e assai deciso nel condurre azioni pericolose, e, una volta guarito, prese parte ad alcune missioni guadagnandosi la stima dei compagni più esperti.

La mattina del 29 novembre poco dopo l’alba si trovò, come l’intera formazione, in balia del terribile rastrellamento nazi-fascista chiamato in codice “operazione Catilina”.
Nelle prime ore del mattino del 29 novembre 1944, la Brigata Ugo Muccini venne investita da centinaia di soldati tedeschi e di militi della Brigata Nera che avevano attaccato da nord la costa montuosa che va da Caprigliola a Fosdinovo, cercando di far fuggire verso valle i partigiani della Muccini, e farli così cadere nella rete tesa dalle truppe nazifasciste attestate ai piedi della collina.
Era quella la dura risposta alla pressione che i partigiani della Muccini da mesi avevano messo in atto alle spalle del fronte e dell’esercito gennanico in specie.

Nonostante la superiorità dell’armamento nemico, che dalla costa cannoneggiava le colline, i partigiani tennero per tutto il giorno le posizioni, ingaggiando numerosi combattimenti ravvicinati sulle falde a nord-ovest e a nord-est, subendo numerose perdite, fino a quando, con il tramonto del sole i tedeschi cessarono ogni azione. Il Comando decise in quella situazione di sganciarsi sulla fascia collinare verso est, per mettersi in salvo.

A sera la Muccini arrivò nel vallone fra Fosdinovo e Castelnuovo e qui il gruppo di comando si riunì e decise di lasciare undici partigiani della squadra di Caramba a Gignago, dove già si trovavano, mentre il grosso della brigata si muoveva nel tentativo di raggiungere Campo Cecina sulle Apuane.
Musso e Meneghini decisero di accamparsi fra i cespugli di mirto che sovrastano il paese, dividendo le due coperte loro assegnate con altri due compagni di avventura.
La mattina del 30 si recarono nella casa dove era ricoverato un compagno ferito per poterlo soccorrere, ma dovettero rinunciare a quel progetto per le sue gravi condizioni.
Mentre uscivano dalla casa cominciarono a sentire attorno colpi di armi da fuoco e decisero di tornare nel bosco.

Di lì a poco, erano all’incirca le 9.30, vennero attaccati dai tedeschi che colpirono a morte Matelli (“Tarzan”).
Intanto era cominciato un nuovo attacco segnato da raffiche di mitragliette e dai mitragliatori MG 42 che sparavano dai Pilastri, sotto Fosdinovo.
I ragazzi a quel punto decisero di dividersi per tentare di mettersi in salvo e mentre alcuni decisero di scendere verso valle in cerca di una possibile via di uscita da quella gigantesca trappola, altri fra i quali Musso e Meneghini, si nascosero fra gli arbusti del colle accanto a Gignago.

Su quello che accadde non ci sono testimonianze dirette ma al termine di quella giornata almeno sette di loro avevano perso la vita.
Vittorio Spigno e Oriano Musso, furono individuati dall’alto e falciati con la terribile mitragliatrice da 20 millimetri MG 42; Giuseppe Baudone, un ragazzino che si era aggregato alla Muccini, pur non facendo parte di alcuna formazione, fu ucciso dalle stesse raffiche in un anfratto nel quale si era rifugiato, mentre Valdo Buriassi, Rufinengo Tenerani ed Enzo Meneghini, vermero scovati più in alto in un bosco di stipe e mortella e finiti a colpi di mitra.
Uno dei superstiti ha riferito, di recente, che Enzo venne prima colpito mentre cercava di aiutare Tenerani ferito, e poi finito e percosso in faccia col calcio del fucile.
I corpi di questi ultimi due furono rinvenuti dopo più di venti giorni fraternarnente abbracciati.
Intanto il grosso della brigata Muccini, dopo aver corso altri gravi rischi, era riuscito a riparare senza ulteriori perdite nella selva di Marciaso.
Il sacrificio di quei ragazzi aveva per qualche tempo distolto gli attaccanti dal resto della formazione, permettendo così la sua messa in salvo.
I sette non erano morti invano.

In quel luogo, oggi, un cippo eretto in memoria dei sette patrioti caduti quel giorno, chiede agli uomini di queste valli e a noi tutti di ricordare “nel tempo a cosa valse il sacrificio di giovani speranti di una umanità migliore”.


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Ultima modifica
22.03.2012
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