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SCONFINANDO - 2007
XVI Festival Internazionale di
Musica e Suoni dal Mondo
Comune di Sarzana - Assessorato alla Cultura
Regione Liguria
Provincia della Spezia
Scuola Normale Superiore di Pisa "I Concerti della Normale"
Città di Sarzana - Itinerari Culturali s.c.r.l.
Fortezza Firmafede
Cittadella - Centro Storico
8 - 18 Luglio 2007
TINARIWEN
(Africa)
Mercoledì 18 luglio - ore 21,30
Alla base del blues-rock ipnotico e contagioso dei Tinariwen c’è un mix (tutto fuorché banale) di folklore tuareg e strumenti della tradizione occidentale.
A cominciare dalle chitarre elettriche.
Difficile resistere alla loro musica: d’impatto e senza confini. Proprio come il deserto nel quale è nata.
‘Aman iman’, ‘l'acqua è vita’, forse il detto più in voga tra le popolazioni del Sahara, è il titolo del nuovo album, il terzo in carriera, uscito per la britannica Independiente (e licenziato in Italia da Ponderosa Music & Art), l’etichetta di band pop-rock del calibro di Travis, Gomes ed Embrace.
Lo scorso inverno, i Tinariwen hanno allestito un convoglio con alcuni fuoristrada e hanno viaggiato per oltre 1.600 chilometri da Kidal fino a Bamako, la capitale del Mali.
Qui, nei leggendari studi Bogolan, hanno inciso in una decina di giorni la dozzina di tracce del disco, sotto l'attenta produzione del musicista inglese Justin Adams, già al lavoro con gli Strange Sensation di Robert Plant, uno dei supporter della prima ora dei Tinariwen.
Si tratta di canzoni dall’energia iconoclasta che, senza tradire le proprie radici, ‘suonano’ epiche e dirette e raccontano emozioni e tensioni degli ex guerriglieri tuareg riconvertiti alle chitarre elettriche e la vita e i problemi contemporanei di un popolo del Sahara che teme l’estinzione.
Sono forse i Tinariwen il miglior gruppo rock del 2007?
In pillole
- Ad oggi i primi due album, ‘The Radio Tisdas Sessions’ e ‘Amasskoul’, hanno venduto complessivamente più di 80 mila copie.
- ‘Amasskoul’ è stato votato come miglior album del 2004 dall’European World Music DJ charts, da Time Out New York e dalla rivista giapponese Music Magazine e secondo miglior album dell’anno dai critici e dai lettori del settimanale francese Les Inrockuptibles.
- Nel 2005 i Tinariwen si sono aggiudicati il prestigioso BBC Radio 3 World Music Award.
- Hanno suonato dal vivo, oltre che in diversi Paesi africani, anche in Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Scandinavia, Spagna, Usa, Canada, Giappone e Australia.
Una storia
Il deserto è la loro vita. La loro essenza. La loro identità.
Non c’è da sorprendersi se Ibrahim Ag Alhabib e compagni hanno scelto di chiamarsi Tinariwen, ‘deserti’ nella lingua dei Tamashek, la popolazione semi-nomade berbera del Sahara che vive nel nord-est del Mali.
Né tantomeno se il Festival du Désert, che si svolge ogni anno ai primi di gennaio tra le dune dell’oasi maliana di Essakane, è stato il palcoscenico che li ha imposti a livello internazionale all’inizio del nuovo secolo.
In realtà, la storia dei Tinariwen viene da lontano e ruota attorno alla figura ribelle e carismatica di Ibrahim Ag Alhabib.
È lui l’anima del gruppo. Il ‘guerrigliero del deserto’ costretto all’esilio sin da bambino, da quando suo padre fu ucciso dai soldati del Mali ai tempi della prima rivolta berbera, nei primi anni Sessanta, perché sospettato di fornire munizioni ai ribelli.
Inutile sottolineare che per Ibrahim la ‘gioventù errante’ tra Algeria e Libia, lontano dall’altopiano di Adrar degli Iforas, nella regione di Kidal, è stata dura e avara di soddisfazioni.
E lo stesso discorso vale per la maggior parte dei Tamashek (berberi o tuareg dir si voglia) suoi coetanei, una sorta di ‘Generazione X’ obbligata a una vita da esuli e di stenti, complice l'instabilità politica e l’assedio della modernità che ha sfilacciato, forse irrimediabilmente, i legami sociali e ha finito per disgregare quel popolo che crede da sempre che il deserto è stato creato da Dio per trovare la propria anima.
Tra i pochi motivi di conforto per Ibrahim c’è sempre stata la musica, la sua grande passione: le melodie tradizionali degli ‘uomini liberi’ del deserto e il blues di Ali Farka Touré; il raï ascoltato nelle taverne algerine di Orano e il chaabi marocchino, ma anche il rock e il pop occidentale di Boney M e Kenny Rodgers.
Tutta musica che il ‘ragazzo raggamuffin’, il suo nome di battaglia, ha poi cercato di riprodurre con una chitarra che si è costruito da sé.
È proprio con questa chitarra che, nella prima versione dei Tinariwen, si è esibito in concerti improvvisati negli accampamenti dei profughi Tamashek tra gli anni Settanta e Ottanta assieme ad Alhassane Ag Touhami, noto come il ‘leone del deserto’, e Inteyeden Ag Ableine, altri due esiliati suoi compatrioti.
L’incontro con le chitarre vere (acustiche ed elettriche) è avvenuto pochi anni dopo in Libia, nei campi dove il colonnello Gheddafi addestrava i combattenti dei movimenti di liberazione di mezza Africa.
È in questo periodo, coltivando sogni di libertà, autonomia e modernità, che la ‘famiglia Tinariwen’ si è allargata a Kheddou, Mohammed Ag Itlale, detto ‘il Giapponese’, e Abdallah Ag Alhousseyni, meglio noto come ‘Catastrofe’, altri tre profughi Tamashek.
Ben presto Ibrahim e gli altri si sono trasformati nei ‘soldati-musicisti’ del Movimento popolare dell’Azawad, che perorava la lotta contro il governo del Mali per l’emancipazione delle regioni del Sahara.
Una curiosità: a fornire gli strumenti e uno spazio dove provare è stato il leader capo dell’MPA, Iyad Ag Ghali.
La ragione è semplice. In assenza di giornali, radio e tv, l’insolito e profondo etno-rock’n’roll del collettivo, diffuso attraverso audio cassette di fortuna, poteva costituire lo strumento ideale per fare da cassa di risonanza alla causa dei Tamashek e alle storie intrise di speranza, passione, dolore e nostalgia di tanti (troppi) tuareg esiliati.
All’inizio degli anni Novanta, i Tinariwen si sono trovati in prima linea durante la seconda ribellione tuareg, a Menaka, un avamposto dell’esercito maliano vicino alla frontiera con il Niger.
La leggenda vuole che alcuni di loro siano andati all’attacco col kalashnikov in mano e una Fender Stratocaster legata sulla schiena.
Qualche anno più tardi, nel 1996, il cessate il fuoco ha messo fine alla rivolta armata e ai ciclici, nonché sanguinosi combattimenti mordi e fuggi.
A quel punto qualcuno ha deciso di scegliere una ‘vita normale’, all’insegna della integrazione con il governo di Bamako, altri, come Ibrahim e Alhassane, hanno optato per la vita da ‘musicisti resistenti’ a tempo pieno, con le chitarre elettriche a contraddistinguere il loro sound.
Il resto è storia recente.
Un primo, breve tour francese nel 1999; la partecipazione al Festival del Deserto di Essakane; il debutto su cd con ‘Radio Tisdas’ (2001); l’acclamato seguito ‘Amassakoul’ (2004); il tour in America e in Europa; e ora, proprio in un momento in cui sembrano spirare nuovi venti di rivolta nella terra Tamashek, a Kidal, ecco il nuovo ‘Aman Iman’.
Nel frattempo, il blues-rock del deserto, a metà tra i Rolling Stones del ’65 e i Clash del ’77, continua ad incassare elogi a go-go dalla critica.
La filosofia
«Per noi si tratta di rinnovare la tradizione, non di rinnegarla e nemmeno di lasciarla così com’è.
Il nostro popolo ha una storia musicale e linguistica di migliaia di anni.
I Tamashek hanno sempre fatto musica, per raccontare la loro storia, per trasmettere da una generazione all’altra il sapere e la cultura della vita del deserto del Sahara, oggi minacciata dalla globalizzazione, dall’omologazione e dall’emigrazione.
La nostra musica nasce da questa tradizione e perciò cantiamo in Tamashek.
Non potremmo tradurre i nostri testi in un’altra lingua, anche se parliamo di cose che toccano tutte le persone e non solo il nostro popolo...»
Hanno detto di loro:
- “Ascoltare i Tinariwen è come calare un secchio in un pozzo profondo” - Robert Plant.
- “Attraverso i Tinariwen ritrovo le origini della musica del Mississippi. Quella di Muddy Waters, BB King, Jeff Beck e Buddy Guy...” - Carlos Santana.
- “‘Clock’, un brano contenuto in ‘The Eraser’ (il suo album solista, ndr), è pesantemente ispirato ai riff di chitarra dei Tinariwen.” - Thom Yorke, Radiohead.
Il gruppo dei Tinariwen è composto da:
Ibrahim Ag Alhabib (Voce e chitarra)
Alhassane Ag Touhami (Voce e chitarra)
Mohammed Ag Itlale (Voce e chitarra)
Abdallah Ag Alhousseyni (Voce e chitarra)
Eyadou Ag Leche (Basso e cori)
Said Ag Aiad (Djembe, piatti hi-hat, kalabash e cori)
Elaga Ag Hamid (Chitarra ritmica e cori)
Abdallah Ag Lamida (Chitarra ritmica e cori)
Wanou Walet Sidati (Cori)
Kesa Walet Hamid (Cori)
Link:
Sito dei Tinariwen - www.tinariwen.com
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