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- Colle fortificato: l'area dell'antico castello è trasformata in giardino con un grande gruppo di lecci che segnala l’emergenza nel paesaggio, così come la fortificazione indicava la presenza del borgo a chi percorreva la Val di Magra ed il Golfo della Spezia. La morfologia dei vicoli fa supporre la presenza di un insediamento regolare poi avvolto dalle successive fasi di espansione. Eccezionale la posizione territoriale aperta su Portovenere, antico possesso dei Signori di Vezzano.
Consigliamo di salire seguendo sulla sinistra la via del borgo, che si avvolge intorno alla sommità del colle.
Incontriamo sulla destra l’Oratorio di San Michele sconsacrato, sede una volta della Confraternita di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali.
L’Oratorio è stato teatro e cinema parrocchiale, ora è sede della banda musicale. Ma c’è chi ricorda quando il 17 gennaio di ogni anno gli animali di Vezzano venivano ammassati davanti alla sua porta per ricevere la benedizione che li avrebbe protetti da ogni male.
Si sale, tra case belle in pietra, finchè si arriva alla piazza su cui si affaccia la casa di Tobino: a Mario (1910-1991) medico e poeta (che pure era nato a Viareggio) è dedicata la piazza da cui si vede la piana con la confluenza del Vara e del Magra.
Là si trovano i resti della piccola pieve di San Prospero, o meglio quanto ne resta.
La chiesa sorgeva infatti nelle ultime zone collinari vezzanesi sulla riva del Magra, vicino al punto di confluenza con il Vara; oggi è inglobata tra le altre case ed appare lontanissima.
Ma quando si andava a piedi era in realtà vicina, una passeggiata sui vecchi sentieri, che si possono ancora prendere, in Piazza Regina Margherita, accanto all’entrata laterale della Chiesa, o, in Vezzano alto, di fronte al Comune.
Mario Tobino descrive la discesa alla piana di Corongiola e il guado del Magra: sono tra le pagine più toccanti del libro, come quelle, indimenticabili, in cui descrive gli amori dei suoi genitori nel giardino sotto alla Torre, - protetti dal fitto intreccio di rose, si confidavano il futuro - o quelle in cui descrive l’amore della zia Virginia per il suo
innamorato cui la famiglia non l’aveva concessa per questioni finanziarie.
Un amore durato tutta la vita di entrambi, separati ma sempre uniti dal suono del bastone che lui ogni mattina alla stessa ora batteva con la punta ferrata sulla pietra della mulattiera sotto la finestra di lei.
Tobino la ricorda appoggiata al muro in tumulto ascoltare con un misto di gioia, di paura e di amata schiavitù quel ferro che parlava imperativo e sempre d’amore.
Si potessero visitare all’interno queste case e i palazzi dei de Nobili (che ha la cappella all’interno), degli Zachia, dei Taravacci, dei Centi, degli Arnbrosi e delle altre famiglie di Vezzano!
Si sale ancora, e si gira attorno alle mura del palazzo Giustiniani dal bel giardino con prospettiva settecentesca; un risseu con stella segna il culmine del colle su cui si erge la cosiddetta torre di Castruccio.
Si può girarle attorno e poi scendere passando davanti all’entrata del giardino dei Tobino e quindi all’Oratorio.
Si torna in piazza Regina Margherita.
Qui sulla destra si apre il quartiere di San Giorgio, coi suoi volti bassi.
Si sale e si scende: bisogna guardare in alto per vedere gli incastri delle pietre e dei mattoni nelle volte, e in basso, per scoprire maestà e passaggi.
È bello andare avanti e indietro, salire per via dello Spiaggio con gli archi trasversi, perdersi, ritornare, arrivare fino al nucleo più basso e poi ridiscendere fino alla porta da cui si passava per andare al Magra e alla via Francigena.
A Vezzano Alto si può andare a piedi per scorciatoie che portano al Borgo Mitiliano; sulla ripida via Roma sorge un ospedale dedicato a San Nicolò, patrono dei pellegrini, eretto ai primi del '400 e funzionante ancora nell’800.
Un cartiglio marmoreo affisso sulla parete esterna è datato 1705.

Sulla facciata del Municipio si può ammirare un bel monumento liberty in bronzo ai caduti della Prima guerra mondiale.
Si è persa purtroppo memoria del nome dell’autore.
Proseguendo a piedi dal Municipio si può arrivare per la via detta, in vezzanese, la va piana, al campanile di San Siro, quanto rimane dell’antica Chiesa gotica, con tre navate ad arco acuto, subentrata a San Prospero, che era stata potente e poi era decaduta, perché fuori le mura e scomoda rispetto alla nuova chiesa di Santa Maria del Soccorso costruita in Vezzano Alto.
Nel 1880 fu demolita per permettere il passaggio della strada carrozzabile per Buonviaggio.
Rimangono l’antico cimitero e l’oratorio di Sant'Antonio Abate, in abbandono.
Ma a ben guardare tra le erbacce e i cespugli si può vedere sulla porta un bellissimo architrave con Cristo tra due Disciplinanti del 1514.
Di fronte, una vecchia mulattiera con ciottoli e erbe porta a Vezzano alto, che accoglie con le sue mura.
Dopo l’arco d’ingresso si spalanca il grande sagrato ottocentesco con risseu a pietre bianche nere e rosse del Santuario di Nostra Signora del Soccorso, fra i più belli della Liguria di levante.
Sulla facciata barocca spiccano la Madonna del Mulinello che appare su Vezzano in formelle di ceramica e due statue bronzee di Santi di autori contemporanei.
La Chiesa fu costruita dopo la miracolosa apparizione della Vergine a una ragazza, Caterina Del Rosso, durante l’epidemia di peste del 1523 come annuncio della fine del contagio in un bosco al Mulinello.
L’immagine sacra fu portata in solenne processione a Vezzano Alto per custodirla, e fu subito costruita una chiesa.
L’icona, che si è spezzata, è oggi nascosta alla vista: è stata ricoperta da una tela dipinta e conservata in un reliquiario d’argento a forma di ostensorio in una grandiosa tribuna di marmi policromi dietro l’altare maggiore.
Nella chiesa si impone subito la bella cantoria lignea dipinta e decorata a stucco posta all’ingresso per sostenere un grande organo della ditta Serassi di Bergamo.
E a sinistra, dietro al fonte battesimale, un Angelo annunciante, attribuito al Maestro delle Cinque Terre (Donati 2002), quanto rimane dell’affresco strappato nel 1961 a un muro della chiesa di San Siro confinante con l’oratorio.
Altre opere si impongono all’attenzione: l’altare di stucco della Madonna del Rosario con i misteri dipinti a raggiera intorno alla nicchia, una tela con l’Assunta due santi e anime purganti del secolo XVIII ed un bel Crocifisso ligneo nell’entrata a destra.
Salendo verso Vezzano Alto, si incontra la via dei Bianchi, con basse volte scure: nessuno o quasi sa più chi siano, ma se ne sente ancora il potere.
Si passa per il Borgo, una delle più interessanti sistemazioni urbanistiche tardomedievali, con il pozzo al centro attorno cui ruotava la vita associativa del paese.
Sovrapporte in ardesia, monogrammi di San Bernardino, IHS, portali in marmo bianco o arenaria: il consueto incanto fino allo spiazzo con i resti della torre quadrangolare da cui si domina la vallata.
Anche qui è bello scendere e tentare salite e discese fino a tornare al campanile di San Siro.
Volendo fare una passeggiata a piedi (sono però sei o sette chilometri) o con l’auto, si può girare intorno al campanile di San Siro e seguire la via che scende ripida segnata con una targa marmorea Stazione ferroviaria e andare, tra muri di pietra, erbe e leoni ruggenti in terracotta a guardia di qualche villetta, al Santuario del Mulinello.
Qui un largo spiazzo verde custodisce il piccolo Santuario dalla sobria facciata barocca senza campanile.
Il Santuario è aperto solo il venerdì e il sabato pomeriggio dalle 16 in poi e la domenica mattina.
Ma l’interno è tutto moderno, tranne una pregevole Maestà di marmo e un bassorilievo con San Giuseppe e San Francesco.
Ma è l’incanto del luogo, con i suoi alberi e il torrente, che la piccola Chiesa, trasformazione settecentesca della primitiva cappella sorta intorno al castagno del miracolo (la cappella che a sinistra contiene la Maestà) conserva e ci dona.
Vezzano Ligure
Vezzano inferiore
Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana
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