 |
Dal veloce
cammin ne attrae con un candor corrusco
di mura la città che dall’argentea
luna si chiama
Così Rutilio Namaziano, tradotto da Ceccardo, cantava Luna, nel 415 d.C. (De reditu suo). Luna, poi Luni, la città maledetta, era stata piena di sole, di colonnati e statue di marmo, di opere d’arte, di navi, di commerci, di cibi buoni: Plinio ne aveva proclamato i vini i migliori dell’Etruria, Persio il clima dolce, Marziale i formaggi. Ma, come scriveva Dante nel Paradiso (XVI, 73-78)
Se tu guardi Luni e Urbisaglia
come son ite e come se ne vanno
di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia
udir come le schiatte si disfanno
non ti parrà nova cosa né forte,
poscia che le citta di termine hanno.
Anche le città muoiono.
La fine di Luni durò secoli, di invasioni, distruzioni, inondazioni, malaria.
Non ne parleremo qui: è necessario visitarla accompagnati dalle ottime guide del Museo, che sanno ridare forma a pietre e frammenti e voce agli abitanti di allora.
I quali, forse, continuano ancora in qualche modo a vivere, se risponde a realtà la leggenda che di notte, intorno all’anfiteatro, si sentono le urla dei gladiatori nei combattimenti.
(Museo Archeologico di Luni tel. 0187/66811).

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana
|
 |