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Arcola

Proseguendo incontriamo il bivio per Pitelli e Canarbino (merita una visita il forte di Canarbino raggiungibile con una lunga strada talvolta sterrata, tra pinete di fronte al mare).

Se proseguiamo diritti, arriviamo alla Piazzetta di Baccano dove un piccolo Mazzini di marmo, spesso con un piccione sulla testa, sembra meditare sui mali del mondo.
Baccano! E possibile non pensare che questo nome derivi da Bacco, come vuole la tradizione che qui sopravvive sempre?

Qui sono nati personaggi straordinari, per tutti ricordiamo il poeta Renzo Ferrari; e qui la gente è speciale, di una rara simpatia, forse proprio per il vino.
Lo diceva già Emanuele Repetti nel suo Dizionario storico geografico edito a Firenze nel 1833 che qui
Vi è abbondanza di frutti squisiti, e precipuamente di viti che danno un ottimo liquore, di olivi, di castagne, di fichi ecc., talché ivi si trova quanto può desiderare l’umana vita dal lato dell ‘aria, dell’acqua e del suolo. Il popolo di carattere vivace è per la maggiore parte agricolo, le donne industriose e dedicate in buon numero al piccolo commercio o ai lavori di pizzi e di dozzinali trine.

Si dice anche sia stato un tempio di Bacco l’attuale Chiesa titolata ai Santi Stefano e Margherita.
Non è vero, probabilmente, ma la tradizione indica il sentimento di un’identità gioiosa e conviviale.

Subito dopo la piazza incontriamo sulla sinistra il grande muro di cinta della Villa Picedi Il Chioso, dove ogni settembre si celebra la Festa del Vino tra degustazioni di vini DOC, manifestazioni culturali e balli.
La grande villa del secolo XVIII ha parco, statue, torchio, case per i contadini, oratorio e persino un orto botanico.
La bella cancellata in ferro con stemma è stata eseguita dai Mastri Ferrai Malatesta di Sarzana.

Tenuta il chioso (disegno di roberto ghelfi)

E arriviamo alla Pieve dei Santi Stefano e Margherita sulla cui facciata è scritto Terribilis est locus iste gen. 28 1834, un versetto dell’Apocalisse.
La chiesa è visitabile solo alla domenica mattina.
Il muro laterale della chiesa è stato tagliato per permettere il passaggio dei carri armati durante la seconda guerra mondiale.
La pieve, la più antica chiesa arcolana, ha una storia affascinante.
Qui veniva il Vescovo Giovan Battista Salvago (1560-1632) a riposarsi nell’estate e nel 1626 vi fece realizzare una fonte che mise a disposizione di chiunque volesse attingere l’acqua, reimpiegando sotto a un mascherone del suo tempo, un sarcofago romano.
All’interno un’ancona marmorea con Madonna Santi e Gesù Cristo del secolo XV e grandi quadri in buono stato di conservazione del secolo XVII rappresentanti il Martirio di Sant' Andrea e i Santi Margherita e Stefano.
Anche le quattordici piccole tele della Via Crucis sono del secolo XVIII.
Un grande Cristo crocifisso, opera di un artista contemporaneo, Renato Manfredi, sovrasta dall’alto.
Una piccola pala d’altare in ardesia dipinta della fine del ‘500 Madonna con Bambino e Santi del Bogianus, forse autore genovese, che si trovava in sacrestia è stata portata al Museo Diocesano di Sarzana.
Interessante il fonte battesimale composto di marmi di reimpiego.

Si prosegue tra case vecchie e belle, finché si incontrano la grande Villa Ducci in via Nosedro e di fronte, più elevata, la villa Federici detta La Costella.

Se si sale a piedi per via Nosedro si fa un percorso secondario molto affascinante che arriva a costeggiare il muro della villa Picedi e si ricongiunge a Baccano.
E così è bello passeggiare per Monti seguendo via Andreani e da Monti scendere a Fresonara o ricongiungersi alla vecchia via Romana per salire a Masignano.
Qui si incontrano le aziende agricole il r Mésueto (Il Misuretto) di Mario Biassoli e quella di Andrea Spagnoli.

Mario Soldati e la sua nuora Stefania Sandrelli venivano a rifornirsi qui, godendo la vista più bella di Arcola e del Magra sul versante destro e quella di Vezzano e del golfo su quello sinistro.

Il percorso è finito.
Di qui si vedono anche le centrali dell’ENEL che turbano il paesaggio e la nostra sensibilità.
Si può scendere per ricongiungerci alla Statale o tornare indietro.

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2012
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