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Rudolf Jacobs (1914 - 1944) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Rudolf JacobsPartigiano tedesco

Il 4 novembre 1944 il presidio sarzanese della Guardia nazionale repubblicana inviava alle autorità provinciali della RSI ed al comando tedesco un rapporto (numero di protocollo 1/49) che aveva come oggetto: “Attacco Caserma Brigata Nera Sarzana”.

Secondo tale rapporto (conservato presso l'Archivio di Stato della Spezia, Gabinetto Prefettura, b. 441, fasc. 3)
“alle ore 18 circa del 3 c. m. una quindicina di uomini in divisa tedesca regolarmente inquadrati si presentavano alla sentinella della locale Compagnia Brigata Nera, e in cattivo italiano chiedevano del comandante”.
A quel punto usciva dalla caserma un sottufficiale (il comandante Rocca era assente) che “intervenendo chiese loro cosa desiderassero, invitandoli contemporaneamente a non oltrepassare il cavallo di frisia che trovavasi fra le due colonne antistanti l'ingresso”.
All'apparire di un altro milite, gli uomini in divisa tedesca (che in realtà erano partigiani) “chiesero se quello fosse il comandante, contemporaneamente puntarono le pistole mitragliatrici di cui erano armati e fecero fuoco”.
Il sottufficiale fascista “d’istinto si gettò dietro le colonne e fece fuoco a sua volta sul più vicino, che venne ucciso.
All'intervento degli altri militi che trovavasi a cena i partigiani fuggirono. Nel terreno rimasero uccisi un partigiano, due militi della Brigata Nera, e feriti più o meno leggermente altri sei militi. Danni rilevanti ai vetri e finestre della sala mensa che venne fatta segno ad alcune raffiche di armi automatiche e a lancio di bombe a mano”
.
Il rapporto si chiude con l'elenco nominativo dei morti e dei feriti dei brigatisti neri e con l’indicazione di un “ignoto partigiano morto”.

Nonostante infatti avessero indagato per scoprirne l’identità, le autorità fasciste non si erano avvicinate neppure lontanamente alla vera identità di quell’“ignoto partigiano morto”.

Il medesimo episodio è ricordato anche dalla relazione della brigata Muccini che, invece, dà il giusto risalto all’identità e, soprattutto, alla provenienza dell'ignoto partigiano: Rudolf Jacobs.

Vediamo dunque questo documento (Documento conservato presso l'Istituto storico della Resistenza “Beghi”, della Spezia ), che porta la data del 3 novembre 1944: “dieci uomini capeggiati dal partigiano tedesco Rodolfo, alle ore 18, attaccano audacemente la guarnitissima caserma delle Brigate nere di Sarzana, con 65 uomini di presidio, con recinto in filo spinato e difesa in mine anti-uomo.
Dopo violenta azione di fuoco, che provocava terrore e scompiglio in mezzo ai militi fascisti e dopo aver inflitto loro 3 morti e 6 feriti e danni all'edificio, i patrioti rientravano ai reparti.
Nessuna rappresaglia contro la popolazione. In questa audacissima azione cadeva da eroe il tenente (sic) germanico Rudolf Jacobs, capo pattuglia e nostro ottimo patriota”
.

Marmo a ricordoRudolf Jacobs, nato a Brema, in Germania, il 26 aprile del 1914, era ingegnere navale.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, perciò, fu arruolato nel Genio navale germanico e, ben presto, raggiunse il grado di capitano della “Kriegsmarine”, cioè della Marina da guerra tedesca.

Giunse in Italia nel 1943, in seguito all'occupazione tedesca dell'Italia del nord; la sua destinazione fu la base della Spezia, ma assegnato alla sede di Lerici, dove ebbe il comando di una batteria da 381 la quale, essendo collocata tra Punta Bianca e Bocca di Magra, era in grado di controllare e di battere la costa fino a Viareggio.

Fu nella zona di Lerici che Jacobs conobbe ed ebbe contatti con le forze antifasciste spezzine, mostrando di condividerne i valori democratici.

Così, un bel giorno, sia Jacobs sia il suo attendente austriaco Paul decisero di lasciare il proprio posto e di unirsi alla Resistenza, entrando a far parte della brigata Muccini, con la quale parteciparono a molte imprese con coraggio e con determinazione.

Per quanto riguarda la vicenda in cui perse la vita "Primo", nome di battaglia di Jacobs, occorre ricordare che, in piazza San Giorgio, a Sarzana, a fine 1943 era stato requisito dalle Brigate nere l'edificio di proprietà Picedi - Benettini, già sede in passato della Corte d'Assise, per adibirlo a sede del comando militare fascista locale.

La brigata Muccini decise dunque di organizzare un attacco proprio contro quell'edificio, e l’azione venne programmata direttamente da Jacobs, il cui piano fu da lui presentato mediante un disegno tracciato sulla lavagna della scuola elementare di Canepari, dove lo stato maggiore della Muccini era acquartierato.

Vittorio Isoppo, che era presente, riferisce che il piano prevedeva l’attacco al comando fascista per il 3 novembre, all'ora di cena, quando tutti i militi fossero stati radunati in mensa, per coglierli di sorpresa.
Inoltre precisa che Jacobs disse loro che, per prima cosa, si dovevano mettere fuori combattimento le sentinelle dislocate attorno all'edificio; poi, se durante la sparatoria ci fossero stati dei morti o dei feriti, questi dovevano essere portati via subito, onde evitare il loro riconoscimento e la conseguente rappresaglia contro le famiglie.
Il gruppo dei partigiani scelti per quell'azione, tra cui "Sandro" (Isoppo) era ormai pronto: gli uomini erano già con i capelli rasati ed avevano indossato la divisa militare tedesca, quando giunse a Canepari il segretario della Camera del lavoro della Spezia, Giovannelli, il quale suggerì di escludere dall'impresa i partigiani del luogo, proprio perché, se individuati, ci sarebbero state repressioni contro i loro familiari.

Così Isoppo ed altri sarzanesi rimasero a Canepari, mentre Jacobs, con il suo attendente Paul, un russo, due iugoslavi e cinque italiani, tra cui Luciano Picedi di Arcola, scese in città.
Il caso volle però che quella sera l'orario del rancio fosse stato ritardato.
Dopo aver atteso per un po’, Jacobs decise di intervenire lo stesso: si avvicinò alla porta del comando e si mise a parlare tedesco, facendo sì che un sottufficiale delle brigate nere aprisse.
A quel punto, dopo un breve scambio di parole, il giovane fascista fu ucciso e subito dopo ebbe inizio la sparatoria.
Ma la pistola mitragliatrice di Rudolf si inceppò ed egli, rimasto disarmato, cadde a terra, crivellato di colpi.

Giacomo BianchiA quel punto gli altri partigiani, compreso il ferito Paul, dovettero retrocedere e rientrare velocemente alla base, ponendo fine all'azione.
Essi giunsero a Canepari con i feriti, bisognosi di cure.
Allora Sandro partì a piedi e, incurante del pericolo, scese in località Serra, nei pressi dell'attuale “Girarrosto” [ndr Bradia], ove sapeva che abitava il professor Giacomo Bianchi.

Questi, maggiore medico della Regia Marina, assegnato alla squadra sommergibili della Spezia dall'aprile 1942, era in contatto con le formazioni partigiane già dal novembre 1943, ma dal maggio 1944 era definitivamente entrato a far parte della Muccini, nella quale era conosciuto come il dottor "Antonio".
Sandro lo chiamò, gli espose brevemente la situazione e lo accompagnò alla base partigiana, a curare i feriti, cosa che il dottor Antonio faceva ogni volta che ce n’era bisogno, pur correndo il grave rischio di essere intercettato e scoperto.
Infatti egli, per necessità, doveva fare avanti e indietro dalla campagna alla città, dove aveva lo studio medico, che doveva tenere aperto anche per dare un sostentamento economico alla sua numerosa famiglia.
Subito dopo la morte di Jacobs, la Muccini gli intitolò un distaccamento.

Alla fine della guerra, gli venne conferita la medaglia al valor militare, alla memoria.

Sarzana, in una delle colonne del porticato dell'edificio divenuto poi l'albergo “Laurina”, pose a sua volta un bassorilievo in marmo, anche per ricordare a tutti la lezione offertaci dalle scelte di Jacobs.

Di lui ha scritto lo storico della Resistenza Paolo Pezzino: “In ogni circostanza, anche la più difficile, l'uomo resta sempre un essere con capacità di raziocinio e di scelta”.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2012
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