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Flavio Luigi Bertone (1922 - 1999) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Flavio BertoneComandante partigiano, Senatore, Sindaco della Spezia

La Resistenza e Flavio Bertone sono inscindibili.

Altri hanno già affrontato questo aspetto. Ma la sua lunga militanza democratica non finì certo il 25 aprile 1945, anzi!
Parliamo, quindi, del periodo del dopoguerra, in particolare dagli anni Sessanta in poi, quando, nel suo ruolo di dirigente di partito e di parlamentare (Senatore della Repubblica dal 1968 al 1983), fu chiamato da Giorgio Amendola a fare una scelta di vita, ed egli scelse il partito, cioè il PCI di allora.

Nei diciotto anni in cui fu senatore, e poi vice sindaco e sindaco alla Spezia, Flavio Bertone visse da “protagonista” di primo livello sia nella realtà locale, sia in quella nazionale.
Fece parte anche del comitato centrale del PCI, ma qualsiasi incarico ricoprisse, egli visse il suo ruolo con autonomia, senza mai subire “diktat”.

Suo grande pregio fu quello di non considerare mai gli avversari politici come nemici, e ciò gli consentì di crearsi una fitta rete di relazioni umane e politiche.
Uomo di straordinaria umanità ed intelligenza, ricco di doti operative e di leadership, sapeva cogliere il nucleo fondamentale di ogni problema e lo affrontava con la consapevolezza delle forze in campo.
In questo senso tutta la sua attività fu quella di un vero riformista: infatti, ebbe sempre una visione generale degli interessi della comunità.

Uomo della Resistenza, colse le premesse di una democrazia evoluta e, a livello politico, ebbe la capacità di “vedere” oltre i fatti contingenti; lavorava per costruire il futuro, quindi può essere ben definito un uomo del futuro.
Un compito che si pose sempre fu quello di valorizzare i giovani, di contribuire alla loro formazione quale classe dirigente.

Flavio Bertone si formò ad una scuola di rigore, di onestà intellettuale e morale, che ha mantenuto per tutta la vita e che gli ha consentito di avere la stima e la fiducia di tantissima gente, nei diversi ceti sociali.
La sua è una storia di straordinaria esperienza di civiltà, di formazione e di trasformazione.
E’ la storia di un ragazzo di una famiglia povera di contadini che diventa “personaggio” della vita pubblica locale e nazionale.
Molto legato a Sarzana, dove aveva, oltre alle proprie radici, numerosi parenti ed amici, era, però, attento ad una dimensione non “localistica” dei problemi.
Dotato di grande forza psicologica e fisica, interpretò sempre la politica con passione, entusiasmo, determinazione, spirito di servizio, disinteresse personale: doti e caratteristiche che contribuirono non poco a farne, per decenni, oltre che una figura di spicco della vita pubblica, una personalità sì di partito, ma non di parte, rispettato e stimato in tanti ambienti.

Altre doti di Bertone furono la concretezza e la capacità di programmare il cambiamento e l’innovazione.
Era una dote in lui innata quella di cogliere il nucleo dei problemi in campo.
Di ciò diede sempre prova in tutta la sua vita nei tanti incarichi ricoperti, fino all’ultimo impegno assunto in una funzione manageriale, dove, ancora una volta, per alcuni anni e fino alla sua morte, avvenuta all’improvviso alla Spezia nell’ottobre del 1999, ebbe la capacità di raccogliere attorno ad una prospettiva di sviluppo forze diverse, persone ed organismi di grande valore.
Questo, infatti, era il suo metodo.

Per il figlio, Flavio Bertone era un uomo carico di umanità, buono e presente; apparteneva a quella generazione in cui il rapporto padre - figlio era apparentemente più distaccato; in realtà, però, egli fu padre affettuoso, sempre accanto al figlio in tutti i momenti di scelte, di studio, di professione, di … sentimenti.
Vezio, con molta semplicità, dice: “A distanza di cinque anni dalla sua scomparsa mio padre mi manca”.
Ma anche per la madre Anna egli nutre una profonda ammirazione, oltre che un grande affetto, perché riconosce in lei la grande capacità di amare e di aver saputo seguire il percorso di un’attività complessa, come quella svolta dal marito, con grande sobrietà e semplicità.
Ella volle restare sempre volutamente in disparte, vivendo con spirito di sacrificio, ma con serenità la vita familiare, che Flavio Bertone volle tenere separata dalla sua vita pubblica.

Flavio Luigi Bertone nacque a Sarzana il 1° gennaio 1922, da Eugenio e da Livia Lucchesini.
Di famiglia contadina, visse la sua infanzia nella campagna sarzanese.
Perse il padre quando aveva appena un anno e mezzo, nel 1923, e così fu cresciuto ed educato dalla madre e dai nonni.
Frequentò, dopo le elementari, la scuola che si chiamava di “avviamento professionale”.

Dai quindici ai diciotto anni fu allievo-operaio presso l’Oto Melara, quindi operaio, e fu in quell’ambiente che il giovane si formò alle idee dell’antifascismo e del comunismo.
All’epoca, infatti, quello stabilimento era una vera fucina di antifascisti e di uomini appartenenti al PCI clandestino.

Ma i suoi principali “maestri” furono Paolino Ranieri ed Anelito Barontini, due tra le principali figure sarzanesi dell’antifascismo e del comunismo.

Nel 1941 Bertone si iscrisse al PCI; nel 1942 assolvette l’obbligo del servizio militare, in Marina, e l’8 settembre del 1943 lo colse a Venezia, da dove, con due compagni, riuscì, fortunosamente, a fuggire, mentre altri marinai, circa quattromila, furono deportati in Germania, da dove molti non fecero più ritorno.
Giunse a casa il 13 settembre, ed il 19 settembre era già ai monti, insieme ad amici e compagni di partito.

Costituitasi la brigata Muccini, egli ne fece subito parte, scegliendo "Walter" come nome di battaglia, il nome con il quale, per il resto della sua vita, fu sempre chiamato dai compagni e dalla stessa moglie Anna.

Il culmine della sua vicenda partigiana, ricca di azioni pericolose, ma entusiasmanti, si ebbe, comunque, negli ultimi sei mesi di guerra, dopo il rastrellamento del 29 novembre 1944.

La Muccini, decimata e costretta a ripiegare, era in profonda crisi, con molti partigiani uccisi, catturati o dispersi.

Toccò, perciò, a Walter, in quel delicato frangente, assumerne il comando, che tenne con impegno fino alla Liberazione; e si rivelò comandante così bravo, capace e valoroso da meritare l’alto riconoscimento della medaglia d’argento al valore.

A Flavio Bertone Walter la sua città natale ha dedicato il parco realizzato negli ultimi anni nel quartiere della Crociata.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi