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Socrate Benacci (1922 -1945) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Socrate BenacciPartigiano

Socrate Benacci nacque a Sarzana, in località Olmo, il 6 gennaio del 1922, da Adamo e da Adele Isoppo.

Angiolillo, detto Abo, fu il primo dei tre fratelli Benacci; più giovane di lui di due anni, era Socrate, chiamato dai familiari Italo, ed ancor più affettuosamente Tole, mentre ultima era la sorella Liliana.

Angiolillo, nel 1940, fu chiamato alle armi in aviazione, con destinazione Comiso, in Sicilia.
Così dovette partire, lasciando a casa, oltre agli altri familiari, l’amato fratello minore Socrate che, all’epoca, lavorava come meccanico nell’officina Gazzarini, detto “il Cinese”.
Il giovane aviatore, nella base, prestava servizio di guardia agli aerei.

Una notte, mentre era a svolgere il suo solito turno, si assentò, anche se per poco tempo, per portare soccorso al suo commilitone di guardia con lui, che si era sentito male.
Probabilmente proprio a causa di questa “mancanza”, fu trasferito in Africa, in Tunisia.
Così, quando gli Americani sbarcarono a Casablanca e fecero prigionieri tutti i soldati del Nord - Africa, trasferendoli in America, tra questi, c’era anche Angiolillo, che fu portato, dapprima, a Norfolk, poi a San Bernardino, in California, dove rimase sino alla fine della guerra, non sapendo più nulla della famiglia.

Intanto, dopo la partenza di Angiolillo, era stato chiamato alle armi anche Socrate, nell’esercito, corpo di fanteria.
Ma dopo l’armistizio, durante il generale sbandamento in corso, Socrate lasciò il suo corpo (anche per il timore di essere inviato in Russia) e rientrò a Sarzana, dove si stavano organizzando le prime formazioni della brigata partigiana Muccini, nella quale si arruolò, con il nome di battaglia "Secondo".

Partigiano disciplinato ed attento, rivelò doti di notevole coraggio, partecipando a molte azioni, alcune delle quali molto pericolose, coraggio che dimostrò sino alla fine, come vedremo.

Intanto il resto della famiglia Benacci era sfollato a Ponzanello, in quel di Fosdinovo, tranne Adamo, il padre, che faceva il trasportatore di ghiaia e di sabbia con un carro trainato da cavalli: egli rimase ancora un po’ di tempo a Sarzana per svolgere il proprio lavoro e guadagnare qualche soldo.
Raggiunse i familiari solo in un secondo momento; poi, da Ponzanello, col fratello Silvio e con tutti gli altri uomini sfollati, passò la Linea Gotica (cioè il fronte), andando, così, nell’Italia “liberata”, dove rimase fino a guerra finita.
La cugina di Socrate, Anna, pur essendo una ragazzina, circa due volte la settimana, da Ponzanello scendeva a Sarzana a piedi, portando a tracolla uno zaino pieno di formaggette che, in città, barattava con altri viveri.
Al ritorno, lo zaino ritornava pieno e stranamente pesante: di viveri e … di non si sa che.
Una volta, durante una di queste sue spedizioni, mentre Anna saliva verso Ponzanello con lo zaino in spalla, nei pressi dell’osteria di Paolo (oggi “Girarrosto”) sentì come un leggero fischio, simile ad un sibilo.
Spaventata, accelerò il passo, ma, poi, sentì la voce del cugino Italo (Socrate) che la chiamava.
Allora si fermò, e i due si incontrarono nella ghiaia, dietro un cespuglio: Secondo frugò nello zaino e ne estrasse “qualcosa” che Anna non vide; quindi la salutò e sparì velocemente tra i boschi, continuando la sua vita di partigiano, finché non giunse la liberazione.

Il 23 aprile 1945 Sarzana fu, finalmente, liberata dall’invasore tedesco e, mentre gli alleati entravano in città, i partigiani scesero dai monti.
Socrate, però, ebbe appena il tempo di salutare la madre Adelina e la sorella Liliana, che già “qualcuno” lo chiamava, dicendogli che, in località Pallodola, c’erano ancora dei tedeschi.
Subito uscì di casa e, da solo, si recò sul luogo indicatogli, dove sorgeva una capanna.
Egli pensava che all’interno fossero nascosti dei nemici.
Invece c’era un soldato americano, il quale, sentendo dei rumori all’esterno e credendo, a sua volta, che arrivassero i tedeschi, sfoderò la sua arma e sparò, colpendo alla testa il povero Socrate, che cadde a terra, morto sul colpo, proprio il giorno in cui la sua città era tornata libera.
Aveva solo 23 anni, e fu la vittima di quello che oggi viene chiamato “fuoco amico”.

Questa, del resto, è la guerra, ed anche per questo è importante che non torni mai più ad insanguinare le nostre strade …

Cippo a Socrate BenacciLa notizia della morte di Socrate giunse a Ponzanello alla zia Eugenia ed alla cugina Anna, le uniche rimaste ancora lassù, tramite una telefonata.
Esse tornarono così subito a Sarzana, il 24 aprile, per condividere il loro dolore con quello della madre e della sorella di Italo.
Finita la guerra, il padre di Socrate ed il fratello Silvio, padre di Anna, ripassarono il fronte e rientrarono in città.
La moglie di Adamo e la figlia Liliana erano disperate, perché non sapevano come comunicare al rispettivo marito e padre la notizia della morte di Socrate.
Alla fine, facendosi coraggio, anche se tra singhiozzi e lacrime, gli dissero che Tole era stato ucciso da “fuoco amico”.
E la disperazione di quella famiglia fu ancora più grande.

I compagni superstiti, nell’aprile del 1946, eressero un piccolo monumento sul luogo in cui l’eroico Secondo era caduto, (oggi nel parcheggio Ipercoop) e, come dice lo scritto “lo rivelano all’amore della sua gente”.

Anche a Socrate Benacci, inoltre, è stata intitolata una strada all’Olmo, nella zona della nuova urbanizzazione, vicina a quella intitolata ad Eugenio Bellegoni.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
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