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Martire
Non esisto notizie certe sulla vita e sulla stessa esistenza di San Giorgio.
La principale fonte deriva dalla "Passio Georgii" che già il "Decretum Gelasianum" del 496, classifica tra le opere apocrife (supposte, non autentiche, contraffatte) secondo cui Giorgio era originario della Cappadocia (odierna Turchia), era figlio di Geronzio, persiano, e Policromia, cappadoce ed era nato intorno all'anno 280.
I genitori lo educarono alla religione cristiana.
Da adulto divenne tribuno dell’armata dell’imperatore di Persiano Daciano, ma per alcuni si trattava dell’armata di Diocleziano (243-313) imperatore dei romani, il quale con l’editto del 303, prese a perseguitare i cristiani in tutto l’impero.
Giorgio dona tutti i suoi beni ai poveri e dopo essere stato arrestato per aver strappato tale l’editto, confessò davanti al tribunale che lo processava, la sua fede in Cristo.
Fu invitato ad abiurare, sacrificando agli dei, e al suo rifiuto, come d'uso in quei tempi, fu sottoposto a spettacolari supplizi e rinchiuso in carcere.
Qui ebbe una visione che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione.
La fantasia dei suoi agiografi, spazia in episodi strabilianti, difficilmente credibili:
- vince il mago Atanasio che si converte e poi martirizzato;
- viene tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade;
- risuscita e converte il "magister militum" Anatolio con tutti i suoi soldati uccisi poi a fil di spada;
- entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietra;
- converte l’imperatrice Alessandra che viene poi martirizzata;
- risuscita diciassette persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezza e le fa sparire;
- l’imperatore lo condanna alla decapitazione, ma Giorgio prima ottiene che l’imperatore ed i suoi settantadue dignitari siano inceneriti;
- promette protezione a chi onorerà le sue reliquie ed infine si lascia decapitare.
Il culto per il martire iniziò quasi subito, come dimostrano i resti archeologici della basilica eretta, qualche anno dopo la morte (intorno al 303), sulla sua tomba, nel luogo del martirio a Lydda (Diospoli) in Palestina, oggi Lod presso Tel Aviv in Israele;
La leggenda del drago comparve invece molti secoli dopo, nel Medioevo, quando il trovatore Wace (1170) e soprattutto Jacopo da Varagine, nella sua “Leggenda Aurea”, definiscono la sua figura come un cavaliere eroico.
La leggenda narra che vicino alla città di Silene in Libia, vi era un grande stagno dove si nascondeva un drago, il quale si avvicinava alla città, e uccideva col suo fiato tutte le persone che incontrava.
Gli abitanti, per placarlo, gli offrivano due pecore al giorno e quando queste cominciarono a scarseggiare, dovettero dargli una pecora e un giovane tirato a sorte.
Un giorno il caso volle che fosse sorteggiata la giovane figlia del re, il quale terrorizzato offrì il suo patrimonio e metà del regno affinchè fosse risparmiata.
Il popolo che aveva visto morire tanti dei suoi figli, si ribellò e dopo otto giorni di tentativi, il re dovette cedere e la giovane fanciulla, piangente, si avviò verso il grande stagno.
Il giovane cavaliere Giorgio, che passava di lì, saputo dell’imminente sacrificio, dapprima tranquillizzò la principessa promettendole il suo intervento per salvarla, poi, quando il drago uscì dalle acque sprizzando fuoco e fumo pestifero dalle narici, salì a cavallo e lo affrontò trafiggendolo con la sua lancia.
Chiese poi alla fanciulla di avvolgere la sua cintura al collo del drago e una volta fatto ciò, il drago la seguì docilmente come un cagnolino, verso la città.
Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurò dicendo:
“Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: Abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro”.
Il re e la popolazione si convertirono e San Giorgio uccise il drago facendolo poi portare fuori dalla città, trascinato da quattro paia di buoi.
La lotta di San Giorgio contro il drago divenne il simbolo della lotta del bene contro il male e per tale motivo il mondo della cavalleria vide in lui incarnati i propri ideali.
Il mito del cavaliere che vince il drago contribuì a diffondere il culto del santo che divenne popolarissimo in Occidente ed in tutto l'Oriente bizantino, ove fu visto come il “grande martire” e il “trionfatore” per eccellenza.
Rapidamente divenne un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano: a testimonianza di ciò sono le numerosissime chiese dedicate al suo nome.
San Giorgio è patrono dell'Inghilterra, di intere Regioni spagnole (e della città di Barcellona), del Portogallo, della Lituania; di innumerevoli città e comuni,
In Italia ben ventuno comuni portano il suo nome; la città di Genova ha nel suo vessillo il simbolo di San Giorgio, la classica croce rossa in campo bianco.
Georgia è il nome di uno stato degli Stati Uniti d'America e di una Repubblica caucasica.
Vari Ordini cavallereschi portano il suo nome e i suoi simboli, fra i più conosciuti: l'Ordine di San Giorgio, detto anche "della Giarrettiera"; l'Ordine Teutonico, l'Ordine militare di Calatrava d'Aragona; il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, e molti altri.
San Giorgio era invocato contro i serpenti velenosi, la peste, la lebbra e la sifilide e, nei paesi slavi, contro le streghe.
Grande venerazione riscosse il sepolcro del martire e le sue reliquie furono trasferite, probabilmente durante l'invasione persiana all'inizio del sec. VII o, poco dopo, all'arrivo dei musulmani in Palestina.
San Giorgio è onorato anche dai musulmani, che gli diedero l’appellativo di “profeta”.
E' il patronato di arcieri, cavalieri, soldati, armaioli e degli Scout.
E' festeggiato il 23 aprile.
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