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Don Dino Ricchetti (1913 - 1993) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Don Dino RicchettiMonsignor Dino Ricchetti è una delle personalità ecclesiastiche di maggiore spicco e levatura intellettuale tra quelle del Novecento, a Sarzana.
Il suo amore per la libertà lo portò anche ad essere deportato in Germania durante la Repubblica Sociale.

Benché non fosse sarzanese (era nato a Buenos Aires il 14 aprile 1913 da una famiglia di emigrati della Val di Vara), visse a Sarzana la più grande parte degli anni ottanta anni della sua vita, ed in particolare vi visse quasi per intero quelli della sua vita sacerdotale iniziata con l’ordinazione avvenuta il 13 marzo 1937.

Fu insegnante di filosofia e teologia in seminario dove fu rettore dal 1955 al 1965.
Fu inoltre a lungo canonico del capitolo della Cattedrale di Sarzana, ricoprendo prima la seconda dignità (Prevosto) ed infine la prima dignità (Arcidiacono), dal 1987 alla morte, avvenuta l’8 febbraio 1993. Per qualche anno, nel dopoguerra, fu alla Spezia come parroco della parrocchia dei Santi Giovanni ed Agostino, nel cui territorio viveva la mistica Itala Mela, della quale è stato poi avviato (proprio da monsignor Ricchetti) il processo di beatificazione.
Di Itala Mela l’allora don Dino era divenuto il direttore spirituale negli anni della guerra, essendo sfollato a Pontremoli come la famiglia Mela.

Proprio agli anni della guerra risale l’episodio della deportazione in Germania, che don Ricchetti visse insieme ad un altro sacerdote della Val di Magra, don Nilo Greco: il primo era allora canonico penitenziere e assistente degli universitari cattolici, il secondo vice parroco della cattedrale.
Il 15 settembre 1944, furono convocati al comando tedesco per informazioni.
In realtà furono arrestati, in quanto accusati da fonti anonime come collaboratori dei partigiani delle SAP.
Portati a Fosdinovo, trascorsero la notte in attesa della fucilazione, poi invece furono trasferiti a Villa Andreini, alla Spezia, dove restarono reclusi per cinquanta giorni, senza neppure l’ora d’aria.
Ancora, furono condotti al carcere genovese di Marassi, dove c’erano anche altri sacerdoti spezzini, e di lì deportati prima a Bolzano, poi Innsbruk ed infine ad Erfurt, nel nord ovest della Gerrnania in un campo di lavoro.

Smesso forzatamente l’abito talare e senza poter celebrare la Messa per lungo tempo, lavoravano come sterratori. Riconosciuti come sacerdoti, fu loro richiesto di dare assistenza spirituale agli altri prigionieri, e ciò consentì loro di essere condotti al consolato generale d’Italia a Berlino, e poi di essere liberati. Tornarono così a Sarzana nel gennaio 1945.

Tra l’attività di monsignor Ricchetti bisogna ricordare anche quella di insegnante di religione nel liceo “Parentucelli” di Sarzana, che egli tenne per oltre vent’anni . Numerose sono anche le sue pubblicazioni teologiche e filosofiche: alcune riguardano l’esperienza mistica di Itala Mela, mentre due opuscoli sui periodi e le contraddizioni del liberalismo e del marxismo risultato ancora oggi di grande attualità.

Alla morte, monsignor Ricchetti volle essere sepolto nel piccolo cimitero di Scogna di Sesta Godano, vicino ai suoi genitori.

A Sarzana si è costituita una “Associazione amici del mosignor Ricchetti” che, tra i suoi primi atti, ha ottenuto dal comune l’intitolazione al nome dell’illustre sacerdote della nuova piazza antistante la nuova sede delle scuole superiori, a fianco della chiesa di San Francesco.

 

Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana" Volume II di Lamioni, Salviati, Gastardelli
Edito da Pubblica Assistenza "La Misericordia & Olmo" Sarzana e AISM - La Spezia


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Ultima modifica
22.03.2008
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Marco Arfanotti e Francesco Tacconi