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Idilio Lamioni nacque a Siena il 13 maggio 1922 e ci ha lasciati il 25 gennaio 1999 a Sarzana.
Riportiamo la testimonianza del giornalista Salvatore Marchese.
"Ne avevo sentito parlare in precedenza, ma compresi finalmente chi fosse, Idilio Lamioni, “il geometra”, durante una assemblea generale dei tifosi rossoneri convocata presso una sala dell’Alhambra, nel centro di Sarzana.
Il locale era gremito.
Veniva posto in discussione il futuro della gloriosa società, oggi centenaria.
Erano i momenti legati al possibile passaggio di mano di Sauro Giorgi, indubbiamente un grande personaggio, anch’egli geometra e, come sappiamo, imprenditore edile.
Proprio nella circostanza, mi accorsi di come “Lamioni” fosse considerato una figura carismatica profondamente rispettata dagli sportivi.
Alcuni di loro lo cercavano con lo sguardo tra i presenti, lo indicavano ai vicini con soddisfazione, convinti che potesse dire cose importanti, sollevare critiche.
Lui poteva permetterselo, lo avrebbero ascoltato tutti con piacere.
Mi trovavo (nel 1973) alle prime esperienze giornalistiche e provavo una viva curiosità per tutto quanto accadeva, mi piaceva essere informato.
Così, cominciai a porre timidamente domande su “Lamioni” alla gente con la quale avevo maggiore confidenza.
Tutti ne sottolineavano a dirittura morale, la passione sportiva e l’incredibile amore per i colori rossoneri della Sarzanese.
“Ma guai a tradirne la fiducia o a fargli perdere la pazienza perché non sopporta le falsità e la malafede”.
In seguito, un poco alla volta, avrei scoperto di persona i gradevolissimi contorni di un gentiluomo dotato di un grande senso dell’amicizia e di una garbata ironia.
Era rigoroso nel comportamento, un perfezionista.
Lo incontrai al campo, pochi giorni dopo la riunione, e mi colse di sorpresa.
Provai una forte emozione. Aveva letto i miei articoli e mi faceva i complimenti.
Conosceva mio padre per questioni di lavoro, ma non lo sapevo.
Mi rivolgevo a lui dandogli del “lei”, con titubanza.
Una volta mi rimproverò per questo, e nacque uno splendido rapporto confidenziale.
Poco fa ho detto “al campo”, piuttosto che allo stadio. Infatti, spesso andavo al Miro Luperi a seguire gli allenamenti. Mi sedevo accanto all’allenatore, al massaggiatore e a Iliano Benvenuti, l’altro leggendario dirigente.
Il “geometra”, come lo apostrofava Benevenuti, il segretario, arrivava più tardi, reggendo la solita borsa.
Fioccavano le discussioni, le battute pungenti. Gli altri protagonisti ditali incontri sono stati a lungo Marco Bergamini, Gianni Mari,Giorgio Parodi, Gianni Angeli e l’onnipresente Cagnoli.
La discussione poteva toccare vertici polemici elevatissimi. Tutto, però, si concludeva con un sorriso.
In una ventina d’anni ho assistito ad oltre seicento gare ufficiali della nostra amata Sarzanese: il che può essere tradotto in più di un migliaio di articoli di cronaca e commenti.
Ricordo perfettamente tuttora moltissime trasferte a Roma, Genova, Siena, Firenze, Grosseto, Pistoia, Lucca o nei piccoli centri quali Savigliano, Finale Emilia, Cecina e tantissimi altri.
Abbiamo incontrato e conosciuto tanti avversari diventati famosi.
Penso a Papadopulo, Ventura, Spalletti e, naturalmente, a Marcello Lippi, il commissario tecnico campione del mondo a Berlino 2006.
Favolosa fu la giornata della vittoria a Carpi, tra gli applausi del pubblico di casa; stupendo, inoltre, l’exploit al Flaminio, nell’esordio in C2.
Idilio Lamioni, sotto sotto, non era come lo pensavano.
L’ho visto commuoversi in diverse occasioni a noi favorevoli, sui campi di mezza Italia.
I ritiri della vigilia delle partite e i rientri in pulman fornivano i pretesti per interminabili conversazioni che potevano riguardare le virtù e i difetti dei giocatori (sempre difesi in pubblico da “Lamioni”) le loro prestazioni, la classifica, le speranze.
Ma parlavamo di tutte le cose della vita, per le quali entravano in gioco la saggezza e l’equilibrio che lo distinguevano.
La promozione in C2 consegnò al “geometra” (per altro “ragioniere” impeccabile nei conti) la responsabilità di dotare lo stadio sarzanese delle poltroncine per identificare, a termini di regolamento, la prescritta tribuna “centrale”.
Sembrava un’impresa letteralmente impossibile. Idilio Lamioni fu bravissimo nel portare a termine l’incarico in tempi rapidissimi.
Ne fu legittimamente orgoglioso, ma senza darlo a vedere.
Gli feci i complimenti in maniera riservata, ci capitava anche di parlare in dialetto, nei momenti che contavano.
Mi fece dono di due bottiglie di vino del suo. Era una sorta di profezia. Presto, infatti, avrei “tradito” la Sarzanese e il calcio per il cibo e il vino.
Ora, a distanza di tempo, la sensazione è sempre di grande nitidezza: non posso pensare a Idilio Lamioni se non come a un signore pervaso da una esemplare e serena umanità mi ha dato tanto.
E tanto mi hanno insegnato lo sport, la Sarzanese e coloro che della società hanno contribuito a scriverne la storia e le piccole vicende di ogni giorno, di ogni competizione.
Sono moltissimi. Non ho bisogno di citarli, qui.
Li porto tutti nel cuore: avevo 26 anni, allorché iniziai a fare il giornalista.
Mi hanno aiutato a crescere."
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