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Il poeta Giovanni Giudici, uno dei maggiori autori lirici italiani del secondo Novecento, era nato a Le Grazie, una frazione del comune di Porto Venere, il 26 giugno del 1924.
La famiglia si trasferì a Roma nel 1933, città dove compirà gli studi.
Nel 1941, su sollecitazione paterna, si iscrisse alla Facoltà di Medicina, ma dopo un anno decise di iscriversi a Lettere.
Tra i suoi docenti ci furono Natalino Sapegno, per letteratura italiana, e, per lingua e letteratura francese, Pietro Paolo Trompeo, con il quale si laureò nel 1945, nonché il sarzanese Alfredo Schiaffini per storia della lingua italiana.
Giudici esordì nel 1953 con la sua prima raccolta di versi, pubblicata a Roma, dal titolo “Fiorì d'improvviso”.
Nel 1956 lasciò Roma per Ivrea, dove lavorerà all'Olivetti, formalmente come addetto alla biblioteca, ma in realtà, secondo le intenzioni di Adriano Olivetti, dedicandosi alla conduzione del settimanale “Comunità di fabbrica”.
Da Ivrea si spostò prima a Torino, dove strinse amicizia con Giovanni Arpino e Beppe Fenoglio, quindi, nel 1958, a Milano, dove lavorò presso la Direzione Pubblicità e Stampa dell'Olivetti.
Qui suo compagno di stanza fu Franco Fortini, con il quale instaurò un sodalizio forte e duraturo, condividendo tra l’altro anche l’assidua frequentazione della Val di Magra , luogo di “vacanza” e di incontro anche con Elio Vittorini, Vittorio Sereni, Giulio Einaudi ed il “nostro” Paolo Bertolani.
All'attività poetica, Giudici ha costantemente affiancato fino alla metà degli anni Novanta un rilevante impegno nel campo giornalistico e della critica letteraria.
Intensa è stata l'attività letteraria e poetica di Giudici, condotta su numerose riviste, cui si è accompagnata un'altrettanto intensa attività di traduttore (tra gli altri autori Pound, Sylvia Plath e Puskin).
Nel 1965 uscì da Mondadori “La vita in versi”, una raccolta che riepilogava una lunga stagione del suo lavoro poetico e che lo impose definitivamente all'attenzione di lettori e critici.
Nel 1969, sempre da Mondadori, uscì “Autobiologia”, cui seguirono le raccolte “O Beatrice”, “Il male dei creditori”, “Il ristorante dei morti”, “Lume dei tuoi misteri”.
Nel 1987 vinse il Premio Librex - Eugenio Montale per la poesia con il volume “Salutz”, un intenso e singolare poema d'amore, pubblicato da Einaudi l'anno precedente.
Lo stesso anno ottenne dal Fondo Letterario dell'Unione Sovietica il Premio Puskin per la versione dell'Onieghin, pubblicata nel 1983 da Garzanti.
òil Premio Bagutta.
Nel 1993, da Garzanti, apparve la raccolta “Quanto spera di campare Giovanni”, cui fecero seguito con lo stesso editore “Empie stelle” ed “Eresia della sera”.
Nel 1997 fu insignito del Premio Antonio Feltrinelli dall'Accademia Nazionale dei Lincei.
Nel 2000 l'intera opera poetica di Giudici è stata raccolta nel “Meridiano” Mondadori.
Nel 1992, dopo aver vissuto a lungo a Milano, prese casa a La Serra, una frazione di Lerici, e poi si trasferì a Porto Venere.
Il legame di Giovanni Giudici con la città di Sarzana, iniziato molto presto, si è via via rafforzato nel corso degli anni, tanto che nel 1999 il Consiglio Comunale deliberò di conferirgli la cittadinanza onoraria “per l’alto valore umano e culturale che rappresenta”; Giovanni Giudici fu particolarmente vicino, assieme a personaggi di primo piano della cultura italiana come Grazia Cherchi, anche alla rassegna “I libri per strada - le strade per il libro”, soprattutto nei primi anni quando l’idea di far incontrare lettori e scrittori nel luogo pubblico per eccellenza, la piazza della città, era una autentica novità che contribuiva ad abbattere la separazione tra il mondo della cultura e la vita quotidiana.
Come recita la delibera del 1999, “Sarzana si nobilita nel riconoscere e conferire la cittadinanza onoraria al poeta Giovanni Giudici evocando l’antico segno di terra di erranza, di asilo ed oggi di elezione”.
Ci ha lasciato nella notte fra il 23 e il 24 maggio 2011 all’età di 87 anni.
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