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Fabrizio De André (1940 - 1999) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Fabrizio De AndrčFabrizio De André nasce a Genova-Pegli il 18 febbraio 1940.
E' stato un cantautore e poeta italiano, fra i più conosciuti e amati di sempre.

Durante l’infanzia, dopo aver trascorso gli anni della guerra in campagna a Revignano d’Asti, la famiglia De Andrè fa ritorno a Genova.
Fabrizio studia al liceo "Cristoforo Colombo" e dopo il diploma si iscrive all’università, frequentando con poca convinzione prima medicina e lettere, poi giurisprudenza, dove supera diciotto esami senza arrivare però alla laurea.
La sua è una normale gioventù da figlio di agiata famiglia della buona borghesia: la scuola, tre mesi di villeggiatura al mare, variegate letture nella biblioteca di casa, ma anche lunghe serate trascorse con Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Gino Paoli e il poeta Remo Borzini a parlare di letteratura, di poesia e di cantautori francesi.

A sedici anni compra la sua prima chitarra e il primo amplificatore e si mette a suonare jazz con un gruppo guidato dal pianista Mario De Santis, nel quale capita spesso Luigi Tenco col suo sax tenore;
De Andrè si ispira alle sonorità e allo stile del chitarrista americano Jim Hall, suo idolo.
I successivi passi nella musica li muove cantando e suonando in una formazione country e western che si chiama The Crazy Cowboy and Sheriff One, con cui si esibisce nelle feste studentesche.
Nello stesso periodo butta giù le sue prime composizioni, canzoni strane e crude che parlano di suicidi, puttane, drogati e impiccati.

Nel 1958 incide il suo primo 45 giri, "Nuvole barocche", passato praticamente inosservato.
Si sposa a ventidue anni con Erica Rignon (detta Puny) e diventa padre di Cristiano a meno di ventitre.
In quel periodo alterna ancora l’hobby della musica ad un impiego negli istituti privati del padre (che aveva a Genova un paio di scuole per ragionieri, periti e geometri).

Il suo primo grande successo è "La canzone di Marinella", brano che viene interpretato da Mina nel 1965 diventando subito un best seller.
Nel 1966 esce il suo primo album, "Tutto Fabrizio De Andrè".
Nel 1976 incontra la cantante Dori Grezzi che diventa la sua compagna e da cui ha avuto la figlia Luisa Vittoria (Luvi) ed acquista un’azienda agricola in Sardegna, nella zona di Tempio Pausiana.
Il 28 agosto 1979 viene sequestrato insieme a Dori Grezzi e per quattro mesi la coppia rimane prigioniera sulle montagne sarde.

Fin dalle sue prime incisioni De Andrè si è imposto come il cantautore italiano che più di ogni altro si è accostato al genere musicale di grandi autori come Jacques Brel, Leonard Cohen e Bob Dylan; è stato il primo in Italia a dare alla canzone contenuti nuovi rispetto a quelli tradizionali, dimostrando che attraverso la canzone si potevano anche raccontare storie fino a quel momento riservate agli scrittori o ai poeti.

Il suo primo concerto lo ha tenuto il 18 marzo 1975 alla Bussola di Focette, affiancato dai New Trolls.
Da allora le sue esibizioni dal vivo sono state comunque rare.
Alla sua attività di autore e interprete ha affiancato quella di traduttore dei testi di Georges Brassens, Dylan e Cohen.
Mentre i suoi album continuavano a uscire, De Andrè si rifiutava di fare televisione e di esibirsi in pubblico.
Nel tour dell'album conosciuto come "L'indiano" il concerto più famoso di Fabrizio De Andrè, è stato sicuramente quello tenuto all'aperto a Sarzana il 29 agosto1981 davanti a 6.000 persone. Un’emozione che tutt’oggi in molti ricordano.

L’intera sua opera musicale è Patrimonio dell’Umanità, come solo l’Arte con la A maiuscola sa essere.
Seppe unire la sua capacità di osservazione e di ascolto alla ricerca della “parola-perfetta” con la quale ha raccontato i pregi e i difetti della moltitudine umana.

Fabrizio De Andrè amava i libri.
Tutto il suo essere e agire era legato alla lettura.
Passava molto tempo a leggere e a trascrivere dimenticandosi di dormire per attingere parole e modi di dire da ogni parte del mondo.
Scriveva semplicemente con una matita, ovunque.
Leggendo appuntava le frasi che più lo colpivano sullo stesso libro che aveva in mano.
Il frutto di tutto quel lavoro, di quell’ansia frenetica lo portava a divorare libri e a “vivere in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto” come lui stesso disse.
Oggi, nell’era del computer, i libri rischiano di essere messi da parte eppure il primo rischia di sostituire i secondi.
Leggere è incontrarsi, viaggiare, confrontarsi, conoscere per poi trasmettere ad altri emozioni e sentimenti.
Quello che Fabrizio De Andrè ha scritto nelle sue canzoni “... per paura - anche queste sono parole sue - che si perda il ricordo di me, per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia ...”.

Le storie del cantautore genovese sono oggi più che mai attuali, permeate da una forza emotiva tale da rendere visibili gli invisibili, fino a riscattare emarginati e bistrattati.

Muore a Milano l’11 gennaio 1999.

Approfondimenti:
Fondazione De Andrè


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Ultima modifica
26.09.2009
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi