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Benedetto Celso ( ? - 1537) | |||||||||||||||
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[...] Nasce a Sarzana sul finire del XV secolo dal conte Pasquale Celso, anch’esso legista di notevole stazza e giudice di Caffa nell’Eusino, e sarà non meno dell’illustre padre, continuando la stessa via di giureconsulto e cavaliere di grandissima fama. Avrà il comando delle truppe genovesi nella penisola di Crimea, durante il periodo della loro dominazione; sposato felicemente con la nobildonna Getina Chiari, conduce la sua nobile vita fra trattati e testi legislativi ed il comando dei suoi armati. La Serenissima Repubblica di Genova gli affiderà poi, l’importante incarico di governatore della Corsica, proprio per le sue indiscusse qualità di capo e di uomo di legge. Successivamente, viene insignito dell’incarico di commissario apostolico e governatore della città di Narni; sarà ammirato e glorificato per la sua capacità di guida e di esperienza politica nei rapporti con gli altri stati. Diventa, con il passare del tempo, governatore della città di Lucca, ed in questa specifica occasione, dona alla chiesa di S. Domenico, in Sarzana, una bellissima tavola lignea del famoso pittore Andrea Del Sarto, che verrà portata poi successivamente a Genova. E proprio in questa chiesa, alla sua morte, avvenuta nell’anno 1537, verrà sepolto degnamente, come era suo desiderio. Dalla lapide sepolcrale, scalpellata durante le sommosse popolari del 1797, nel periodo della rivoluzione francese, rimase questa iscrizione:
Al successivo abbattimento della chiesa convento di S. Domenico, il sarcofago, in marmo, contenente le spoglie mortali di B. Celso fu trasportato e murato nell’atrio del palazzo del comune, dove tutt’ora esistono. Gli innumerevoli trattati di materie civili, di questo illustre legista, non saranno mai pubblicati; sue saranno le revisioni degli “Statuti di Sarzana del 1496” e sarà ricordato perennemente dal canonico Ippolito Landinelli, dal Raffaello Soprani e dallo stesso Bernuccio, di cui abbiamo trattato.
Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana" Volume II di Lamioni, Salviati, Gastardelli |
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