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Giosuè Carducci (1835 - 1907) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Giosuè CarducciGiosuè Alessandro Michele Carducci nasce il 27 luglio 1835 a Valdicastello, una frazione di Pietrasanta, in provincia di Lucca, da Ildegonda Celli e da Michele Carducci, medico e rivoluzionario.

Il padre vince un concorso per medico condotto e così, il 25 ottobre 1838, la famiglia Carducci si trasferisce a Bolgheri, sperduto paesino della Toscana che grazie al poeta diventerà famoso in tutti il mondo (i trascorsi in Maremma saranno ricordati con affettuosa nostalgia in molte opere).
Della famiglia fa anche parte la celeberrima Nonna Lucia, figura determinante nell'educazione e formazione del piccolo Giosuè

Il padre "carbonaro-mazziniano", fu costretto a trasferirsi in molti paesi della Versilia, a causa di disavventure politiche, finché venne definitivamente licenziato. Il 28 aprile 1849 i Carducci giungono a Firenze.

Giosuè inizia gli studi classici presso l'Istituto dei padri Scolopi e conosce la futura moglie Elvira Menicucci, figlia di Francesco, sarto militare.

L'11 novembre 1853 il futuro poeta fu ammesso alla Scuola Normale di Pisa.
In questo periodo fonda, insieme a alcuni compagni di studi (Giuseppe Chiarini, Ottavio Targioni Tozzetti, Tommaso Gargani ed Enrico Necioni), il gruppo degli "Amici pedanti", una sorta di club letterario impegnato nella difesa del classicismo in antitesi ai manzoniani.
Nel 1856 si laurea, con il massimo dei voti, in lettere con una tesi sulla poesia cavalleresca.

Dopo la laurea insegna retorica al liceo di San Miniato al Tedesco, dove resta solo un anno.

Vince, nel 1857, la cattedra di greco ad Arezzo ma le autorità granducali non ratificano la nomina, considerandolo un oppositore politico con l'aggravante di essere ateo.
Nello stesso anno compone le "Rime di San Miniato" il cui successo è tuttavia quasi nullo.
Sono anni difficili, di studio e di miseria, rattristati da gravi lutti familiari: muore il fratello Dante e l'anno seguente anche il padre, che lo lascia unico sostegno della famiglia.

Un anno di lutto e, nel 1858, il poeta sposa Elvira dalla quale avrà quattro figli: Bice, Laura, Libertà e Dante.

Nel 1860 Terenzio Mamiani, primo ministro italiano della pubblica istruzione, gli affida la cattedra di eloquenza dell'università di Bologna, che terrà fino al 1904.
Bologna è un ambiente assai colto e stimolante, caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica.

Nel 1868, per le sue violente polemiche letterarie e politiche, è sospeso dall'insegnamento universitario; a questo rammarico si uniscono nel 1870 anche i lutti per la morte della madre e soprattutto del figlioletto Dante. Due anni dopo inizia la lunga e tormentosa passione per Carolina Cristofori Piva, la Lina di "Primavere ellen" e la Lidia delle altre poesie.

In questi anni lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, dal governo postunitario (la questione romana, l'arresto di Garibaldi) lo portano su posizioni filo-repubblicane se non addirittura giacobine: ne risente anche la sua attività poetica, caratterizzata in questo periodo da una ricca tematica sociale e politica.
Negli anni seguenti, con il mutare della realtà storica italiana, Carducci trasforma il suo atteggiamento violentemente polemico e rivoluzionario in un ben più tranquillo rapporto con lo stato e la monarchia, che finisce per apparirgli la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento.
Ciò non gli vieta, comunque, di capeggiare le proteste, nel 1882, contro l'impiccagione di Oberdan, accusato di aver organizzato un attentato contro l'imperatore Francesco Giuseppe.
La nuova simpatia monarchica culminerà nel 1890 con la nomina a senatore del regno.

Tornato a Castagneto nel 1879, da vita, insieme ai suoi amici e compaesani alle celebri "ribotte" durante le quali ci si intrattiene degustando piatti tipici locali, bevendo vino rosso, chiacchierando e recitando i numerosi brindisi composti per quelle occasioni conviviali.

Nel 1906 al poeta viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.
Le condizioni di salute non gli consentono di recarsi a Stoccolma per ritirare il premio che gli viene consegnato nella sua casa.

Il 16 febbraio 1907 Giosuè Carducci muore nella sua casa di Bologna.
I funerali si svolgono il 19 febbraio e il Carducci viene sepolto alla Certosa di Bologna.


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22.03.2012
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