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Giosuè Carducci (1835 - 1907) | |||||||||||||||
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Il padre vince un concorso per medico condotto e così, il 25 ottobre 1838, la famiglia Carducci si trasferisce a Bolgheri, sperduto paesino della Toscana che grazie al poeta diventerà famoso in tutti il mondo (i trascorsi in Maremma saranno ricordati con affettuosa nostalgia in molte opere). Il padre "carbonaro-mazziniano", fu costretto a trasferirsi in molti paesi della Versilia, a causa di disavventure politiche, finché venne definitivamente licenziato. Il 28 aprile 1849 i Carducci giungono a Firenze. Giosuè inizia gli studi classici presso l'Istituto dei padri Scolopi e conosce la futura moglie Elvira Menicucci, figlia di Francesco, sarto militare. L'11 novembre 1853 il futuro poeta fu ammesso alla Scuola Normale di Pisa. Dopo la laurea insegna retorica al liceo di San Miniato al Tedesco, dove resta solo un anno. Vince, nel 1857, la cattedra di greco ad Arezzo ma le autorità granducali non ratificano la nomina, considerandolo un oppositore politico con l'aggravante di essere ateo. Un anno di lutto e, nel 1858, il poeta sposa Elvira dalla quale avrà quattro figli: Bice, Laura, Libertà e Dante. Nel 1860 Terenzio Mamiani, primo ministro italiano della pubblica istruzione, gli affida la cattedra di eloquenza dell'università di Bologna, che terrà fino al 1904. Nel 1868, per le sue violente polemiche letterarie e politiche, è sospeso dall'insegnamento universitario; a questo rammarico si uniscono nel 1870 anche i lutti per la morte della madre e soprattutto del figlioletto Dante. Due anni dopo inizia la lunga e tormentosa passione per Carolina Cristofori Piva, la Lina di "Primavere ellen" e la Lidia delle altre poesie. In questi anni lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, dal governo postunitario (la questione romana, l'arresto di Garibaldi) lo portano su posizioni filo-repubblicane se non addirittura giacobine: ne risente anche la sua attività poetica, caratterizzata in questo periodo da una ricca tematica sociale e politica. Tornato a Castagneto nel 1879, da vita, insieme ai suoi amici e compaesani alle celebri "ribotte" durante le quali ci si intrattiene degustando piatti tipici locali, bevendo vino rosso, chiacchierando e recitando i numerosi brindisi composti per quelle occasioni conviviali. Nel 1906 al poeta viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Il 16 febbraio 1907 Giosuè Carducci muore nella sua casa di Bologna. |
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