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Croce dipinta di Maestro Guglielmo | |||||||||||||||
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Secondo l’autorevole testimonianza di Ippolito Landinelli, che per primo lesse e trascrisse l’iscrizione posta al di sopra della testa del Cristo, la croce proviene dalla pieve di Sant’Andrea, ove qualificava l’iconostasi che separava la navata dalla zona riservata al clero. Essa è formata da un supporto ligneo di castagno sul quale è applicata una tela di lino destinata a ricevere il disegno preparatorio, ben leggibile in sede radiografica, e poi il colore. Il retro della croce era protetto e qualificato da una stesura bianca della quale restano tracce significative. La croce di Sarzana è strettamente legata ad un gruppo di croci lucchesi e lucchese dovette essere (per formazione, se non per nascita) il suo autore, il quale dichiara orgogliosamente di essere l’autore dei metra (neutro plurale di metron; si tratta di un grecismo) che accompagnano gli episodi raffigurati nel tabellone ed ispirati alla Passione. Su questo prezioso indizio, che forse rimanda ad uno scriptorium monastico più che ad una bottega, dovranno concentrasi in futuro gli sforzi degli studiosi. In antico, forse agli inizi del secolo XIV, la figura del Cristo venne parzialmente ridipinta, previa applicazione di una nuova tela e di un nuovo strato preparatorio; probabilmente, fu necessario procedere a questa ridipintura per i danni subiti dalla pellicola pittorica in corrispondenza dell’inserimento delle assi orizzontali nel corpo verticale, uno dei punti deboli, dal punto di vista statico, della carpenteria della croce, come è stato possibile verificare nel corso del lungo e complesso intervento di restauro realizzato fra il 1991 e il 1998 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Testo Piero Donati |
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