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Tropa carna ar fogu, la brusa ...
Troppa carne al fuoco, brucia ...
Non conviene fare troppe cose, contemporaneamente.

Ar cuntadin, tantu l’é sunarghe en cornu, cume ’n viulin!
Al contadino, tanto è suonargli un corno, come un violino!
Cento anni fa, l’ignoranza dei contadini era proverbiale, quindi era in voga questo detto, abbastanza pesante.

Quandu ‘r zuchelo i fa la panza, gh’ seca ‘r picolu ...
Quando la zucchina fa la pancia, si ingrossa, gli secca il picciuolo.
Allegoria tipica paesana, per indicare metaforicamente, un uomo che sta invecchiando, gli si ingrossa così la pancia, ma gli secca il picciuolo!
Cala l’attività sessuale.

Da nuvelu tuto ié belu, e d’ stagion tutu ven bon!
In gioventù tutto è piacevole, poi con il tempo, ci si adatta.

I sassi i van adré alle masere! ...
Le pietre rotolano tutte nello stesso posto! ...
Antica frase del volgo, stante ad indicare persone ricche, ma soprattutto fortunate.

Se adré ai fighi, s’ gh’ beva l’aqua ... la’ven la cruvata!
Se dopo aver mangiato i fichi, si beve l’acqua, si provoca una congestione!

‘R riposu ge’ mezu pan! ...
Tipica analogia dell’Universo contadino

S’ mora ‘r ‘ba, povri campi
S’ mora la ma’ povri fanti ...

Se muore il padre, la campagna va in malora, ma se muore la madre, poveri ragazzi ...

La ghe’ da tursare ‘r pan!
C’è da inzuppare il pane!
Te ne puoi approfittare, tanto i mezzi ci sono

T’ sen malignu, cume la gramigna!
Sei maligno come la gramigna!
Ogni osservazione è superflua.

La lengua là nà d’ ossi, ma la gì fa rumpire ...
La lingua non ha le ossa, ma le fa rompere...
Taglia più la lingua che la spada.

Quei ch’ mira ai fati di autri, i nen bon pri sovi ...
Chi s’interessa dei fatti degli altri, non sono buoni per i propri.

La roba di autri, la fà gunfiar l’ gambe ...
La roba degli altri, fa gonfiare le gambe ...

La roba d’siderà, grama ‘n dù vlà và!
Le cose desiderate, fanno male dove vanno.

Quandu cap’lin userà, grama a quei chegh’ s’artruverà!
Quando sarà di moda il cappello, niente di buono ci sarà per quelli che ci si troveranno!
Proverbio sibillino, della fine dell’800; starebbe ad indicare un’epoca di vagabondi ricchi, a danno di chi vivrà quei momenti. Potrebbe essere di attualità.

Gè stà ‘r ventu, ch’ già butà zù la cana ... M’nin fà la nana, che ‘r babu i vò durmir ...
E stato il vento, che ha gettato giù la canna, bambino fai la nanna, che il papà vuol dormire.
La sposa infedele, metteva una canna verticale sulla finestra, per segnalare all’amante, che il marito non c’era.

I disa ... vegna sera, che giornu l’è ...
Dice... venga la sera, che il giorno è...
Frase tipica per indicare un perdigiorno, senza voglia di lavorare.

A far der ben al’asu, s’pia di cauzi!
A far del bene all’asino, si prendono i calci!
Le persone ingrate, non hanno nessuna riconoscenza.

S t’ vò saver la v’rifà, và dar pù piculu d’là cà ...
Se vuoi conoscere la verità, chiedila sempre ai più piccoli!

I dan amentu an ruschu, e i lassu andare ‘n trau!
Si confondono con una paglietta e lasciano andare una trave!
Moltissime persone danno più importanza alle cose futili e si dimenticano di quelle più importanti. Di attualità.

Chi en s’ m’sura, n’dura ...
Chi non si misura, non dura.
Chi non ha limiti, dura poco.

Pan e vin, fa ber fantin ...
Pane e vino, fanno venir bene un bambino...

Fame fatore n’anu, sà patirò sarà a me danu ...
Fammi fattore per un anno, se soffrirò sarà a mio danno ...

Quartu e quintu, chi gh’ già ‘n man, già vintu!
Quarto e quinto, chi li ha in mano, ha vinto ...
Modo di dire per indicare una persona fortunata.

A vurei ch’en s’gh’ truvesse mancu le zavate cà gò ‘n pé ...
Vorrei che non ci si trovassero neanche le ciabatte che ho ai piedi.
Situazione spiacevole ed imbarazzante.

Chi ‘n lavora da manzu ... lavora da bò ...
Chi non lavora da manzo ... Lavora da bove!
Chi non si prepara il futuro adeguatamente, lavora poi duramente.

T’ me curnenza a far la gniga, gnoga ...
Stai iniziando ad essere difficile.
Bellissimo detto con significato.

Picia porta da muru, e strenza culu da fené.
Picchia porta da muro, e stringi culo da finestra ...
Frase sibillina, che i falegnami del tempo, scocciati da coloro che gli stavano chiedendo che cosa facevano, davano come risposta.

L’aso i porta r t’in e i beva l’a qua ...
L’asino porta il vino e beve l’acqua ...
Anticamente il vino era trasportato dagli asini e muli, dentro a dei barili appesi al basto, tipo di sella da trasporto.

Se se vò star queti, b’sogna ligar l’asu duve vò ‘r padron!
Se si vuole essere tranquilli, bisogna legare l’asino dove vuole il padrone!
Altra allegoria.

T’ vesta ‘n palu, i para ‘n Cardinalu ...
Se vesti bene anche un pezzo di legno, sembra un Cardinale ...

Anzi che niente ... ‘r frazu ...
Anzi che niente ..., i rimasugli.

‘R cavalu envidià i luzega oru ...
Il cavallo invidiato luccica oro ...
L’invidia fa vedere le cose più grandi di quelle che non sono.

Quandu ‘r besognu i gh’ sarà, ‘r pensieru i vegnerà ...
Quando ci sarà bisogno ci si dovrà preoccupare.

Tirte ‘n là, che t’ m’ tinza ...
Spostati più in là, perché mi stai tingendo...
Battuta sarcastica, che significava di non prendere l’altrui vizio.

Chi d’orni s’namora, d’ merda lavora!
Chi di uomo s’innamora, poi col tempo deve pulire i figli ...

I p’landron, i vendu ‘r solu, p’r cumprare ‘r lumu!
I pelandroni e scansafatiche, vendono il sole per comperare il lume!
Vale a dire che dormono di giorno e la notte si divertono.

Guai a la rnerda, s’là monta l’ scalin ...
Guai allo sterco, se sale il gradino ...
Grottesca terminologia, stante ad indicare persone di infimo ordine, che tramite i soldi, cercano di elevarsi socialmente.

Guardeve ben dai pioci enfarinà ...
Guardatevi bene dai pidocchi infarinati ...
Altra frase tipica che indicava lo stato sociale dei nuovi ricchi.

‘R porcu schifosu i n’ fù mai grasu!
Il maiale schifiltoso non riuscì mai ad ingrassare.

Grama ar bon si d’venta catiu ...
Guai per la persona buona se si arrabbia ...

I gà pù corni che ‘n paneru d’ lurnaghe ...
Porta più corna che un paniere di lumache ...
Modo di dire che stava ad indicare una persona ultratradita dalla moglie.

Pegura nera ... pegura bianca, chi mora mora, chi campa campa ...
Pecora nera... pecora bianca, chi muore muore, chi campa campa ...
Anche questo antichissimo proverbio, stava a significare l’indifferenza di certe persone, anche di fronte alla morte.

Er neguziantu, ‘r porcu, i s’ pesu dopo mortu!
Il commerciante ed il maiale si pesano dopo la morte.
Altra allegoria molto significativa

T’ ghé nà gosa clà passa l’ Sete Muragie!
Hai una voce che passa le Sette Muraglie!
Vale a dire, potentissima.

Muru o non muru ... trei passi avanti!
Muro o non muro ... tre passi in avanti!
Modo di dire molto comune, per indicare un individuo ostinato e cocciuto.

I pianza cume nà vigna tagià ...
Piange come una vite tagliata ...
Un modo per far capire il dolore che stava provando una determinata persona.

Stà zitu ... ch baia ‘r can!
Stai zitto ... che abbaia il cane!
Non parlare che sta urlando il padrone!

Quantu ventu i fa ‘r mé can! ...
Quanto vento fa il mio cane ...
Tipico, per dimostrare, quanta importanza si dava una certa persona.

I pianzu ‘r mortu ... per fot’re ‘r vivu!
Piangono il morto ... per fottere il vivo!
Eloquentissima.

T’ sen zelà ... cume nà bissa!
Sei freddo ... come una biscia!
Freddura invernale.

Quandu l’è er tempu di fighi l’ more là gan i bighi!
Quando è il tempo dei fichi le more di rovo hanno i vermi!

Quandu ‘r bò i n’ vò bere ... l’é catiu fris’ciare!
Quando il bue non vuole bere ... è dannoso fischiare!
Antico proverbio contadino che stava a significare di non essere insistenti.

T’ sen pù ruzu che ‘r pan d’ granon! ...
Sei più grezzo che il pane di granoturco.
Dimostrazione di ignoranza.

L’è cume pistar l’aqua en ter murtalu! ...
È come pestare l’acqua nel mortaio! ...
E inutile insistere, tanto non vuoi capire niente.

Putana la mà, putana la figia, e becu chi là pigia ...
Poco di buono la madre, poco di buono la figlia, e cornuto chi la piglia!

Là t’ và mei pù che nà capa an frà ...
Ti va meglio più che un saio al frate ...
Decisamente sei molto fortunato!

E ... và ben d’ salu ...
E ... va bene di sale!
Vale a dire mi sta bene!

En t’ fidar d’ quei orni, chi gan doi bughi sotu ar nasu!
Non ti fidare di quegli uomini che hanno due fori sotto il naso!
Praticamente non ti fidare di nessun maschio.

Trei contru un ... Biancu, Neru, e Ziresolu ...
Tre contro uno ... Bianco, Nero, e Rosatello ...
frase tipica di un ubriaco che se la prendeva con tre tipi di vino.

Picia pian e dà bon corpu ...
Picchia piano e dai un buon colpo ...
Pure questa, di sapore sibillino, stante ad indicare di essere cauti, ma al momento giusto di farsi sentire.

T’ zira cume la barbatula entorno ar lurnu ...
Giri come una barbattola (farfalla notturna) attorno al lume ...
Persona indecisa, che non ha iniziativa.

Ai fris’ciadori i gan cressù la paga ...
Ai fiaschiatori gli hanno aumentato lo stipendio!
Antichissimo detto per identificare un vagabondo incallito.

Per quei ch’ n’ và ‘n Cesa, ien Messe dite e Vespri cantà ...
Per quelli che non frequentano la Chiesa, sono Messe dette e Vespri cantati ... Per chi non crede, non c’è nulla da fare.

T’ ghé i cavei lunghi cume Taulacini ...
Hai i capelli lunghi come Tavolaccini ...
Caratteristica frase di un barbiere nei confronti di un cliente con i capelli lunghi.

T’ghé la lengua pù lunga che l’stafilu der boia!
Hai la lingua più lunga che lo staffile del boia!
Vale a dire, che sei una pettegola incallità.

L’é pù frusta ... che l’encuz’na d’ Siciu ...
E più consumata ... che l’incudine di Siccio ...
Espressione molto in voga nel tempo passato, per indicare una donna dai facili costumi.

T’ sen propriu ‘n taccagnin ...
Sei veramente un attaccabrighe!

T’sen pù lozu che ‘r lumu ...
Sei più sporco del lume a petrolio.
Siamo alla fine dell’800.

S’ casca p’r tera ‘n signoru, i disu gé sghigiulà; se envece casca n’ pov’ru, i disu gé embriagu
Se casca per terra un signore, dicono che è scivolato; se invece casca un povero, dicono che è ubriaco

A far der ben a l’asu, s’perda lessia e savon ...
A far del bene all’asino, si perde lisciva e sapone ...
Tipica analogia, per far capire che non vale la pena a far del bene a persone
ingrate ed ignoranti!

Se la roda l’an s’unza, là n’ camina!
Se non si unge il mozzo della ruota, questa non cammina.

Se ‘n s’ sernena, ‘n s’ n’arcogia ...
Se non si semina, non si raccoglie.

Quandu i gati in ghen, i topi i balu ...
Quando i gatti non ci sono, i topi ballano ...
Ognuno fa quello che gli pare.

La gata frezosa, là fatu i bicin orbi ...
La gatta frettolosa, ha fatto i gattini ciechi ...
Caratteristico per dire ad altri di non avere troppa fretta.

‘R can chi abaia, i n’ denta ...
Il cane che abbaia non morde.

Pri veri busardi l’an ghen d’ m’desine!
Per i bugiardi incalliti non esistono medicine!

D’ chi ‘n s’fida, en ghé dafidarse ...
Non c’è da fidarsi, di chi non si fida.

O bebà s’ zira la marleta, e là s’azenda la boceta!
O papà, si gira la marletta (interruttore in porcellana) e si accende la bottiglietta (lampadina).
Frase di stupore, quando per la prima volta venne impiantata la luce elettrica a Sarzana.

 

Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana" Volume II di Lamioni, Salviati, Gastardelli
Edito da Pubblica Assistenza "La Misericordia & Olmo" Sarzana e AISM - La Spezia


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi