Stemma Comune di Sarzana

Turismo e Cultura

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Tutu ven a tagiu, anche l’ungia da mundar l’agiu.
Tutto viene comodo, anche un’unghia, per spellare l’aglio.

Quandu er vilan ié sù ‘n ter figu, i n’ cugnosa pù né ‘r parentu, né l’amigu!
Quando il contadino è sulla pianta di fico non conosce più né il parente, né l’amico!

Sarzanesi, buzi verdi e scort’ga muri!
Sarzanesi, pancie verdi e scortica muri!
Antico detto castelnovese, di cui non si conosce la provenienza, forse antagonismo campanilistico.

Ner suleon, tre pizà d’gavaron, oliu santu e cumenion!
Nel solleone tre beccate di calabrone rosso, olio santo e comunione!
Infatti la puntura di questi insetti, può essere letale, in particolare nel periodo più caldo.

Vaca a mugnare, e quatrin a ciuch’lare!
La mucca nella stalla a muggire, e soldi a tintinnare!
Fase finale di un contratto verbale tra contadini dell’epoca.

Ai zov’ni là gh’ fa malu, ai veci là gh’ sgumenta, ragazi ala pulenta!
Ai giovani gli fa male, i vecchi li sgomenta, ragazzi alla polenta!

Né per tortu né per rason, ‘n t’far metere ‘n preson!
Né per torto, né per ragione, non ti far mettere in prigione!

Per Santa Katarina, la guazza là d’venta brina!
Per S. Caterina (il 25 novembre) la guazza diventa brina (si sta avvicinando l’inverno).

Per S. Andrea, ‘r fredu i monta ‘n carea, san gh’ son a S. Andrea, aspet’me a Nadalu, cà t’ darò ‘n corpu murtalu; san gh’ son a Nadalu, aspet’me a S. Antoniu, cà t’ pelerò ‘r zufu ‘r grognu!
Per S. Andrea, il freddo sale sulla seggiola (aumenta) se non ci sono per S. Andrea, aspettami a Natale, che ti darò un colpo mortale (sarà ancora più freddo); se non ci sono a Natale, aspettami per S. Antonio (il 17 gennaio) che ti pelerò i capelli ed il viso!
Vale a dire che sarà freddo intenso.

Pri Santi, s’ vesta i fanti, e p’r S. Martin, s’ vesta i grandi e i piculin!
Per il giorno dei Santi (1 novembre), si vestono i bambini, e per S. Martino (l’11 novembre), si vestono grandi e piccoli!
Inizia il freddo.

L’erba d’febraiu, l’engana ‘r peguraiu!
L’erbetta nuova, che spesso nasce in febbraio, inganna il pastore!
Vale a dire che il freddo continuerà ancora.

P’r S. Marin, s’ pianta l’usumarin ...
Per S. Marino (il 25 febbraio), si pianta il rosmarino.

Marzu i gà sete brete, una u s’là cava, e l’autra i s’là meta!
Marzo ha sette berette, una se la toglie, e l’altra se la mette!
Marzu, chi n’ vò andar cauzà, vaga d’scauzu, ma chi gh’ già, ‘n gi lassa ‘n cà!
Marzo, chi non vuole andare calzato, vada scalzo, ma chi le ha, non le lasci a casa. (Le scarpe).

D’aprile, ‘n, t’ scruvire ... né d’ mazu, né d’ mazon, ‘n t’ levare ‘r pelizon!
D’aprile non spogliarti. Né di maggio, né alla fine di maggio, non toglierti il maglione.
Sono mesi in cui il freddo può farsi sentire.

Marzu i tinza, aprile i d’pinza, ma s’lé d’ bela forma, d’ mazu s’artorna!
Marzo tinge, aprile dipinge, ma se dice bene, di maggio si ritorna!

Zugnu ... zirese a pugnu ...
A giugno, manciate di ciliege ...

D’agostu, renfresca ‘r ciostru ...
In agosto, rinfresca il chiostro (con le prime piogge, si rinfresca l’aria).

Per San Lurenzu, l’aqua l’é a tempu ...
Per San Lorenzo (10 agosto) può benissimo piovere.

Zenaru ... Gataru ...
Gennaio... il mese dei gatti in amore.

La sposa s’tembrina, prestu prestu veduvina ...
La sposa di settembre, sarà presto vedova.

Diu né guarda dà ‘n bon zenaru, e se mazzu gé urt’lan, tanta pagia e pogu gran!
Dio ci guardi da un buon gennaio, e se maggio è ortolano (vale a dire che piove molto), tanta paglia (parecchia erba) e poco grano!

Quando la mandurla l’è fiurì, tanta l’è la nota cume ’r dì.
Quando il mandorlo è fiorito, le ore della notte sono tante, quante quelle dei giorno.

S’là piova p’r Santa Bibiana, la piova trei giorni e na’ stimana.
Se piove per Santa Bibiana, pioverà per tre giorni ed una settimana.

Se ‘r cuntadin i vò ‘n bel’agiaru, ir deve s’menar d’ zenaru.
Se il contadino vuoi fare un bel raccolto di aglio, lo deve seminare nei mese di gennaio.

A essere ‘nduvin ‘n s’ sarei mai in’schin ...
A essere indovini, non si sarebbe mai poveri ...
Giusto!

Cicirinbela i gaveva nà figia, tuti i la von e nissun la pigia!
Cicirinbello aveva una figlia, tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia!

L’aqua fina l’engana er vilan, para c’là n’bagna ela passa ‘r gaban!
La pioggia fine, inganna il contadino, sembra che non bagni, ma invece passa anche l’incerata!

Zira zira, vinti sodi i fan nà lira, e s’ pò la ven ‘n Santu, vinti palanche la fan ‘n francu.
Gira gira venti soldi fanno una lira, e se poi viene un Santo, venti palanche fanno un franco.

La gelusia l’é na bruta pena, chi s’là liga ar colu, lé na cadena!
La gelosia è una brutta pena, chi se la lega al collo è una catena!

Quando la fama la toca, er pan d’ veza i para torta ...
Quando la fame si fa sentire, il pane di vezza (specie di mortella), sembra torta.

Furnà furnà, quanti pan avé brusà ...
Fornaio fornaio, quanti pani avete bruciato ...

Chi dar Lotu i spera sucorsu, i fà er pelu lungu cume l’orsu!
Chi dal Lotto spera soccorso, fa il pelo più lungo di quello dell’orso!

Grama a quel’omo, chi s’fa pigiar i cauzon dala dona.
Non c’è pace per quell’uomo che, si fa prender i calzoni dalla donna (che si fa comandare in fine).

I gà er cutelu dar nan’gu ...
Ha il coltello dal manico (si è messo dalla parte migliore).

Chi gà da far la cà, i porta i sassi!
Chi ha da costruire la casa, porta le pietre!

Cun i quatrin, i s’fan balare i buratin ...
Con i soldi si può tutto, anche far ballare i burattini!

Piova, piova ... I bicin i scapu fora, ma la gata la gh’ và adré, e i bicin i artornu endré.
Piove, piove... I gattini scappano fuori, ma la gatta li rincorre, e i gattini tornano indietro.

S’ t’ vò vivere e campar san, pissa spessu cume i can!
Se vuoi vivere e campare sano, piscia spesso come fanno i cani!

’R vilan, i n’ ciuda mai la porta cun la man ...
Il contadino, non chiude mai la porta con la mano, ma con una pedata.

Vendeme caru ... Ma peseme giusto ...
Vendimi caro ... Ma pesami giusto ... (fai le cose per bene).

Enciostru biancu, enciostru neru ... tè t’ sen orbu e mé a né ghé vedu ...
Inchiostro bianco, inchiostro nero... Tu sei cieco ed io non ci vedo.
Tipico di due analfabeti, di fronte ad un giornale.

Chi rida d’r malu di autri, ‘r sou i s’g’apressa!
Chi ride del male degli altri, presto o tardi il suo gli si avvicina!

I và a ociu cume “Cariola”, tagia, cusa e meta ‘n colu ...
Andare ad occhio come Cariola (caratteristico sarto dell’epoca) che prendeva le misure dalla finestra a vista, significa fare una cosa alla bellemeglio.

Bala Dind’on, che i strazi i t’ pendu, pù ch’ t’ bala, pù i s’ d’stendu.
Balla o Dindon (caricatura degli anni ‘30) che ti penzolano i vestiti, e più che balli, più si distendono.
Erano talmente stropicciati ...

Fintantu che la boca la mangia, ‘r culu i renda, azidentu ale m’desine, e a chi gì venda!
Finché la bocca mangia, e si và regolarmente di corpo, accidenti alle medicine e a chi le vende.
Poveri farmacisti!

O cegò... mirme ‘r culu, cume a l’ho, sà l’ho belu, sà l’ho brutu, sà gh’ l’ho tutu ricamà! ...
O scemetto, guarda come è fatto il mio sedere; se è bello, se è brutto, o se ce l’ho tutto ricamato!
Risposta di una signorina ben prestante ad un guardone.

Quandu le nuvule la van ar montu, pia ‘r libru e fa d’ contu;
quandu le nuvule la van ar mare, pigia i bò e và a laurare!

Quando le nuvole vanno ai monti, prendi il libro mastro per fare i conti;
quando le nuvole vanno al mare, prendi i buoi e vai a lavorare!
(I buoi erano gli odierni trattori dell’epoca).

P’r Santa Katarina, chi s’ gifa, s’ gi nina!
Per Santa Caterina, chi se li fa, se li deve anche ninnare!
Rivolto alle coppie di sposi, che lasciavano in custodia il figlioletto ai nonni.

Fanti ... sté sù den letu, cà ghé ‘r solu auto nà cana!
Bambini ... alzatevi, che c’è già il sole alto una canna!
Canna lunga e Canna corta, due unità di misura della Sarzana di allora.

T’ sen cume le sete bunasere!
Sei come le sette buonasere!
Frase tipica, per indicare una persona instabile ed imprevedibile.

Passa da cà e frisc’me!
Passa da casa e fischiami.
Battuta ironica.

E la bela Gigugin, daghe di pori e di zigulin!
E alla bella Gigogin, dagli dei porri e dei cipollini.

Quandu ‘r cielu ié fatu a pan, s’ n’ piova ogi la piova duman!
Quando le nuvole sono simili al pane se non piove oggi, piove domani.

A go’ ‘r gozu ar nasu, cume ‘r culu di pescadori!
Mi gocciola il naso, come il sedere dei pescatori!
Sono talmente raffreddato!

 

Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana" Volume II di Lamioni, Salviati, Gastardelli
Edito da Pubblica Assistenza "La Misericordia & Olmo" Sarzana e AISM - La Spezia


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi